E Bertuccio si ritirò coll’anima trasportata, tanto era grande, potente, e reale l’influenza di quest’uomo su tutto ciò che lo circondava. Alle sei precise s’intese scalpitare un cavallo davanti alla porta di ingresso. Era il nostro capitano dei Spahis che giungeva sopra Médéah.
Monte-Cristo l’aspettava nel vestibolo col sorriso sulle labbra.
— Eccomi pel primo, ne sono ben sicuro, gridò Morrel; l’ho fatto espressamente per avervi un momento tutto a me solo, prima degli altri. Giulia, ed Emmanuele vi dicono milioni di cose. Ah! sapete che questo luogo è magnifico? ditemi, conte, i vostri domestici avranno cura del mio cavallo?
— Siatene tranquillo, essi se ne intendono.
— Ha bisogno di essere ben bene strofinato, se sapeste di che passo è venuto! è una vera tromba.
— Diavolo! lo credo bene, un cavallo di 5 mila fr.! disse Monte-Cristo col tuono di un padre che parli a suo figlio.
— Vi rincrescono? disse Morrel con un franco sorriso.
— Io! Dio me ne guardi! rispose il conte, mi spiacerebbe soltanto che il cavallo non fosse buono.
— È tanto buono, mio caro conte, che Château-Renaud, l’uomo più intelligente di cavalli di tutta la Francia, e Debray, che monta i cavalli arabi del ministero, corrono dietro a me in questo momento, e sono un poco indietro, come vedete, ed essi sono seguiti dai cavalli della baronessa Danglars, che vanno di un trotto da poter fare almeno sei leghe l’ora.
— Dunque saranno vicini? domandò Monte-Cristo.