E preso il cavallo pel morso, condusse il tilbury in un luogo ove era effettivamente impossibile a chicchessia al mondo di vedere l’onore che gli accordava Andrea.
— Oh! no, diss’egli, non è per la gloria di montare nella tua bella carrozza; no, è soltanto perchè sono affaticato, e poi perchè ho ancora a parlare alcun poco d’affari teco.
— Vediamo, salite, disse il giovine. — Era rincrescevole che non facesse giorno, perchè sarebbe stato uno spettacolo curioso quello di questo malandrino, seduto con tutto comodo sopra i cuscini ricamati vicino al conduttore del tilbury.
Andrea spinse il cavallo fino all’ultima casa del villaggio senza dire una sola parola al compagno, che, dal suo lato, sorrideva e conservava il silenzio, come se fosse stato esaltato dal passeggiare in una così buona locomotiva.
Una volta fuori d’Auteuil, Andrea guardò intorno a sè per assicurarsi senza dubbio che nessuno poteva nè vederli nè sentirli, e allora, fermando il cavallo, ed incrociando le braccia davanti all’uomo dal fazzoletto rosso:
— A noi, diss’egli, perchè venite a disturbarmi nella mia tranquillità?
— Ma tu stesso, ragazzo mio, perchè diffidi di me?
— E in che mi sono diffidato di voi?
— In che? lo domandi? noi ci lasciammo al ponte di Var, mi dicesti che andavi a viaggiare in Piemonte ed in Toscana, e niente di tutto questo, tu vieni a Parigi?
— Ed in che cosa v’incomoda questo?