— In niente; spero anzi che ciò mi aiuterà.
— Ah! ah! disse Andrea, voi speculate su di me.
— Andiamo, ecco che già cominciano le grosse parole.
— Il fatto è che avrete torto, padron Caderousse, ve ne prevengo. — Eh mio Dio, non t’incomodare, devi però sapere che cosa è l’infortunio; ebbene! l’infortunio, rende geloso. Io ti credeva percorrente il Piemonte e la Toscana, costretto a farti facchino, o cicerone; ti compiangeva dal fondo del mio cuore come potrei piangere un figlio: sai che io ti ho sempre chiamato mio figlio? — Avanti, avanti.
— Pazienza, dunque, polvere da cannone!
— Ne ho della pazienza, vediamo, terminate.
— Ed io ti vedo passare dalla barriera Bonshommes con un groom, con un tilbury, con abiti nuovi fiammanti. E che? hai forse scoperto una miniera, o comprata una carica di agente di cambio?
— Dimodochè, come lo confessate, siete geloso?
— No, son contento, tanto contento che ho voluto fare i miei complimenti al mio piccolo; ma siccome io non era vestito regolarmente, ho preso le mie cautele per non metterti a cimento.
— Belle cautele, disse Andrea, voi mi fermate davanti al mio domestico. — Eh! che vuoi figlio mio? io ti fermo quando posso afferrarti. Tu hai un cavallo molto vivace, un tilbury molto leggero, guizzi naturalmente come un’anguilla; se non ti avessi fermato questa sera, correva il rischio di non poterti raggiungere.