— Vedi bene che ora mi disprezzi, piccolo, hai torto: adesso che ti ho ritrovato, niente m’impedisce d’essere vestito a nuovo come un altro, atteso che conosco il tuo buon cuore: se tu hai due abiti me ne darai uno; io ti dava la mia porzione di minestra e di fagiuoli quanto tu avevi troppo fame.

— È vero, disse Andrea. — Che appetito avevi! hai tu sempre buon appetito? — Ma sì, disse Andrea ridendo.

— Come devi aver mangiato da quel principe dal quale esci. — Non è un principe, ma soltanto un conte.

— Un conte, ma ricco eh? — Sì, ma non fidartene, è un signore che non ha l’aria comoda.

— Oh! mio Dio, sta pur tranquillo! non si ha alcun disegno sul tuo conte, e ti lascerà tutto per te solo. Ma, soggiunse Caderousse, riprendendo quel sinistro sorriso che gli aveva già sfiorate le labbra, bisogna dar qualche cosa per questo, capisci.

— Vediamo che ti abbisogna? — Credo che con cento fr. il mese... viverei... — Con cento fr.?

— Ma male, capisci bene; ma con... 150 fr. sarei molto fortunato. — Eccotene 200, disse Andrea.

E mise nelle mani di Caderousse dieci luigi d’oro.

— Buono, fece Caderousse. — Presentati dal portinaro, il primo di ogni mese, e là ne ritroverai altrettanti.

— Andiamo, ecco che ancora tu mi umilii.