— Eh! eh! madamigella Danglars vale bene un Morcerf, mi sembra! — La dote di madamigella Danglars sarà bella in fatto, e non ne dubito, particolarmente se il telegrafo non fa più nuove pazzie. — Oh! non è soltanto la dote... ma a proposito ditemi dunque? — E che? — Per qual motivo non avete invitato al vostro pranzo Morcerf e la sua famiglia?
— Lo aveva già fatto, ma egli mi ha addotto un viaggio a Dieppe colla sig.ª de Morcerf, alla quale è stato raccomandato di respirare l’aria di mare.
— Sì, sì, disse Danglars ridendo, essa le deve far bene.
— E perchè? — Perchè è l’aria che ha respirato nella sua gioventù. — Monte-Cristo lasciò cadere l’epigramma senza mostrare d’avervi fatta attenzione. — Ma finalmente, disse il conte, se Alberto non è così ricco come madamigella Danglars, non potete però negare che non porti un bel nome? — Sia, ma io amo altrettanto il mio, disse Danglars.
— Certamente il vostro nome è popolare, ed ha ornato il titolo di cui si è creduto onorarlo; ma siete un uomo troppo intelligente per non aver compreso che, per alcuni pregiudizi troppo profondamente radicati per poterli svellere, una nobiltà di cinque secoli vale molto più di una nobiltà di venti anni.
— Ed ecco precisamente il perchè, disse Danglars con un sorriso che si sforzava di rendere sardonico, ecco perchè io preferirei il sig. Andrea Cavalcanti ad Alberto de Morcerf.
— Ma ciò non ostante credo, disse Monte-Cristo, che i Morcerf non la cedano ai Cavalcanti?
— I Morcerf!... sentite, mio caro conte, siete un galantuomo, n’è vero? — Io credo. — E di più conoscitore dei blasoni? — Un poco. — Ebbene! guardate il colore del mio; esso è più solido di quello del blasone di Morcerf.
— E perchè? — Perchè, se io non sono barone di nascita, almeno mi chiamo Danglars. — E poi? — Mentre che egli non si chiama Morcerf. — Come! egli non si chiama Morcerf? — Niente affatto. — Eh! via dunque! — Io da qualcuno sono stato fatto barone, di modo che lo sono; egli si è fatto conte da sè, per cui non lo è. — Impossibile!
— Ascoltate mio caro conte, continuò Danglars, il sig. de Morcerf è mio amico, o piuttosto una mia conoscenza di trent’anni; sapete che faccio buon mercato dei miei stemmi, poichè non ho mai dimenticato da dove sono partito.