— Andiamo, andiamo; voi non l’adulate punto.

— Ascoltate, lo conosco appena; credo di averlo veduto tre volte in vita mia; ciò che ne so, è per parte dell’abate Busoni, e da lui stesso; egli mi parlava questa mattina dei suoi progetti sopra suo figlio, e mi lasciava travedere che stanco di veder dormire dei capitali considerevoli in Italia, vorrebbe trovare un mezzo, sia in Francia, sia in Inghilterra di far fruttare i suoi milioni: ma notate bene che, quantunque io abbia la più gran fiducia nell’abate Busoni personalmente, non rispondo di niente.

— Non importa, grazie del cliente che mi avete procurato; questo è un gran bel nome da iscrivere sui miei registri, e il mio cassiere, al quale ho spiegato ciò che erano i Cavalcanti, ne va superbo. A proposito, e questa è una semplice spiegazione al turista, quando questi personaggi dan moglie ai loro figli gli assegnano alcuna dote?

— Eh! mio Dio! cioè, secondo: ho conosciuto un principe italiano ricco come una miniera d’oro, uno dei primi nomi della Toscana, che quando i figli si ammogliavano a suo genio, loro assegnava dei milioni, e quando contro il suo beneplacito, si contentava di assegnar loro una rendita di 30 scudi il mese. Ammettiamo che Andrea si ammogli secondo le vedute di suo padre, allora gli assegnerà forse uno, due, tre milioni. Se ciò fosse colla figlia di un banchiere, per esempio, forse prenderebbe un interesse nella casa del suocero di suo figlio; poi supponete a lato di ciò che la nuora gli dispiacesse; buona notte, il padre Cavalcanti mette la mano sulla chiave dello scrigno, dà un doppio giro alla serratura, ed ecco maestro Andrea obbligato a vivere come un figlio di famiglia Parigino segnando le carte, o giuocando a dadi falsi.

— Questo giovine ritroverà una principessa Bavarese o Peruviana; egli vorrà una corona chiusa, un Eldorado traversato dalla Potosa.

— No; tutti questi gran signori dall’altra parte dei monti sposano frequentemente delle semplici mortali. Ma perchè mi fate tutte queste domande, caro sig. Danglars, avete forse intenzione di collocare Andrea?

— In fede mia non mi sembrerebbe una cattiva speculazione; io sono uno speculatore. — Ma non con madamigella Danglars; io presumo non vorrete fare scannare questo povero Andrea da Alberto? — Alberto, disse Danglars, alzando le spalle; ah sì, bene! egli se ne cura ben poco!

— Ma egli è fidanzato a vostra figlia, credo?

— Cioè il sig. de Morcerf ed io abbiamo qualche volta parlato di questo matrimonio, ma la sig.ª de Morcerf ed Alberto...

— Non mi direte che questo non è un buon partito?