— Ciò non pertanto, signore, avete veduto che sono venuta, quantunque questa conversazione debba riuscire assai più dolorosa per me che per voi.

Villefort sorrise amaramente: — È dunque vero, disse egli rispondendo piuttosto al proprio pensiero che alle parole della sig.ª Danglars, che tutte le nostre azioni lasciano le loro tracce, le une tetre, le altre luminose nel nostro passato? È dunque vero che tutti i passi della nostra vita rassomigliano all’andamento del rettile sulla sabbia e fanno un solco? Ahimè! per molti questo solco è quello delle loro lagrime.

— Signore, voi comprendete la mia emozione, n’è vero? disse la sig.ª Danglars, abbiatemi dunque dei riguardi, ve ne prego. Questa camera entro cui sono passati tanti colpevoli tremanti e vergognosi, questo seggio su cui mi sto a mia volta vergognosa e tremante!... Oh! io ho bisogno di tutta la mia ragione per non vedere in me una donna molto colpevole, ed in voi un giudice minaccioso.

Villefort scosse la testa, e mandò un sospiro:

— Ed io dico a me stesso; che il mio posto non è sul seggio del giudice, ma sul banco dell’accusato.

— Voi? disse la sig.ª Danglars maravigliata. — Sì, io.

— Credo che per parte vostra, signore, il vostro puritanismo esageri la situazione, disse la sig.ª Danglars, il cui bell’occhio si illuminò di un fuggitivo fulgore. Questi solchi di cui parlavate or ora, sono stati tracciati da tutta la gioventù ardente. Nel fondo delle passioni, al di là dei piaceri, vi è sempre un poco di rimorso; è perciò che l’Evangelo, questa eterna risorsa degl’infelici, ha dato per conforto a noi povere donne l’ammirabile parabola della giovane peccatrice, e della donna adultera. Così, ve lo confesso, riportandomi ai delirii della mia gioventù, qualche volta penso che Dio me li perdonerà, poichè se essi non possono trovare scusa, troveranno mercede in compenso dei patimenti sofferti dopo; ma voi, che avete a temere di tutto ciò, voi altri uomini, che il mondo scusa, e che lo scandalo nobilita?

— Signora, replicò Villefort, mi conoscete, non sono un ipocrita, o almeno non faccio l’ipocrita, senza qualche ragione. Se la mia fronte è severa, i molti infortunii l’offuscarono; se il mio cuore si è petrificato, è stato per poter sopportare i cozzi che ha ricevuto: non era così nella mia gioventù, non era così nella sera dei miei sponsali, quando eravamo tutti assisi intorno ad una tavola della strada Cours a Marsiglia. Ma da quel tempo tutto si è cambiato in me, ed intorno a me. La mia vita si è consumata a perseguire cose difficili, e ad infrangere nelle difficoltà tutti coloro che, volontariamente, o involontariamente, per determinata intenzione o per caso s’incontrarono sul mio sentiero a suscitarmi difficoltà. È difficile che ciò che si desidera ardentemente, non sia conteso ardentemente da coloro i quali han voluto ottenerlo, o dai quali si tenta strapparlo. Così, la maggior parte delle cattive azioni degli uomini sono venute loro incontro, mascherate dalle sembianze della necessità; quindi commessa la cattiva azione in un momento d’esaltazione, di timore, o di delirio, si vede che si sarebbe potuto passarle vicino evitandola. Il mezzo che sarebbe stato buono da impiegarsi, e che non si è veduto, ciechi che s’era, si presenta ai nostri occhi facile e semplice, e dite a voi stessi: «E come mai non ho fatto questo, invece di fare quest’altro?» Voi donne, al contrario, ben difficilmente siete tormentate dai rimorsi, perchè raramente la risoluzione viene da voi; le vostre sventure vi sono quasi sempre imposte, i vostri sbagli son quasi sempre i delitti degli altri.

— In ogni modo, signore, convenitene, se ho commesso un errore, rispose la sig.ª Danglars, sia ancora stato personale, ieri sera ne ho ricevuto una severa punizione.

— Povera donna! disse Villefort stringendole la mano, troppo severa per le vostre forze, perchè per due volte poco vi è mancato a soccombere, e pure... deggio io dirvelo?... raccogliete tutto il vostro coraggio, perchè non siete ancora alla fine.