— Col vostro conte Andrea Cavalcanti?
— Col conte Andrea Cavalcanti, il marchese suo padre, la sig.ª Danglars, il sig. e la sig.ª de Villefort, il sig. Debray, Massimiliano Morrel, e poi chi altro ancora?... Aspettate.... Ah! il sig. Château-Renaud.
— Si è parlato di me? — Non se ne è detta una parola.
— Tanto peggio. — Perchè tanto peggio? mi pare che se siete stato dimenticato, non fu fatto, che quel che desideravate!
— Mio caro conte, se non si è parlato di me, è segno che vi pensano molto; ed allora sono alla disperazione.
— Che v’importa, quando madamigella Danglars non era nel numero di quelli che qui vi pensavano: Ah! è vero, ella poteva pensarvi da casa sua.
— Oh! in quanto a questo, no, ne sono sicuro, o, s’ella vi pensava, fu certo allo stesso modo che io pensava a lei.
— Commovente simpatia! disse il conte. Allora vi detestate?
— Ascoltate, disse Morcerf, se madamigella Danglars fosse donna da prendere pietà del martirio ch’io non soffro per lei, e da ricompensarmene al di fuori delle convenzioni matrimoniali stabilite fra le nostre due famiglie, ciò mi andrebbe a meraviglia. Alle corte, credo che madamigella Danglars sarebbe una graziosissima amica, ma come moglie, diavolo...
— Così questo è il vostro modo di pensare sulla vostra fidanzata?