— Mi avete voi dunque incaricato di qualche commissione? disse Monte-Cristo fingendo d’essere inquieto.
— Via, via, disse Alberto: non simulate indifferenza; si dice che vi sono delle sensazioni simpatiche che attraversano le distanze. Ebbene a Tréport ho ricevuto la mia scossa elettrica; se non avete operato per me, almeno avete pensato a me.
— Ciò è possibile, disse Monte-Cristo. Ho di fatto pensato a voi, ma la corrente elettrica di cui era il conduttore operava, ve lo confesso, indipendentemente dalla mia volontà.
— Da vero, raccontatemi, ve ne prego.
— È facile. Il sig. Danglars ha pranzato da me.
— Lo so bene, poichè per fuggire la sua presenza, mia madre ed io partimmo. — Ma ha pranzato ancora col sig. Andrea Cavalcanti. — Il vostro principe italiano. — Non esageriamo, il sig. Andrea si dà soltanto il titolo di conte.
— Si dà dite voi? — Dico, si dà. — Dunque non lo è?
— E lo so io? egli se lo dà, io lo do a lui, tutti a lui lo danno, non è come se lo avesse? — Uomo strano; avanti! ebbene?
— Ebbene! che?
— Il sig. Danglars ha dunque pranzato qui? — Sì.