— Io! disse Monte-Cristo; eh! mio caro visconte, e da che arguite che io non amo il sig. Franz? Caro visconte, io amo tutto il mondo.

— Ed io sono compreso in tutto il mondo... grazie.

— Oh! non confondiamo, disse Monte-Cristo; amo tutto il mondo nel modo che Dio ci ordina di amare il nostro prossimo, cristianamente; ma non odio che certe determinate persone. Ritorniamo al sig. Franz; dite che ritorna?

— Sì, chiamato dal sig. de Villefort, anch’egli arrabbiato tanto, a ciò che sembra, per maritare madamigella Valentina, quanto Danglars per maritar madamigella Eugenia. Pare certamente che lo stato più faticoso sia quello di essere padre di giovanette adulte; sembra che questo dia loro la febbre, e che il loro polso batta 80 volte il minuto fin tanto che non se ne siano spacciati.

— Ma il sig. d’Épinay non vi rassomiglia; sembra ch’egli prenda il suo male con pazienza.

— Anche meglio così, che egli lo prende sul serio; si mette già la cravatta bianca e parla della sua famiglia. Del resto ha per Villefort grandissimo rispetto.

— Meritato, non è vero?

— Villefort è sempre passato per un uom severo, ma giusto.

— Alla buon’ora, eccone finalmente uno, disse Monte-Cristo, che non trattate come quel povero Danglars.

— Forse dipenderà dal non essere obbligato a sposarne la figlia, disse Alberto ridendo.