— In verità, mio caro signore, ripetè Monte-Cristo, siete di una fatuità stomachevole.
— Io? — Sì voi... prendete un sigaro.
— Ben volentieri, e perchè son fatuo?
— Ma perchè state là a difendervi, a dibattervi per non voler sposare madamigella Danglars. Oh mio Dio! lasciate andare le cose, e forse non sarete il primo a ritirar la parola.
— Bah! fece Alberto aprendo due grandi occhi.
— Eh! senza dubbio, sig. visconte, non vi si metterà per forza la testa fra le porte; che diavolo! Via, sul serio, avete volontà di romperla?
— Pagherei cento mila franchi per questo.
— Ebbene! siete felice: il sig. Danglars è disposto a pagare il doppio per giungere alla stessa meta.
— Ed è vero questa felicità? disse Alberto, che però dicendo ciò non potè far a meno di impedire che non passasse una impercettibile nube sul suo viso. Ma, mio caro conte, il sig. Danglars ha dunque dei motivi?...
— Ah! eccoli là, natura orgogliosa ed egoista! alla buon’ora, ritrovo l’uomo che vuole lacerare l’amor-proprio degli altri a colpi di mannaia, e che grida quando si fora il suo con una spilla.