— Mi faccio un rimprovero, diss’egli fermandolo sull’alto della scalinata. — E quale? — Sono stato indiscreto: non doveva parlarvi del sig. Danglars.

— Al contrario, parlatemene pure, spesso, sempre; ma nello stesso modo.

— Bene! A proposito, quando arriverà d’Épinay?

— Fra 5, 6 giorni al più. — E quando prenderà moglie?

— Subito che giungono il sig. e la sig.ª di Saint-Méran.

— Conducetemelo dunque tosto che sarà a Parigi. Quantunque pretendiate che non l’ami, vi dichiaro che sarò fortunato di rivederlo.

— Benissimo, i vostri ordini saranno eseguiti. A rivederci. Sabato, in ogni caso, di certo, non è vero?

— Come dunque! ho data la mia parola. — Il conte seguì con gli occhi Alberto, salutandolo colla mano: indi quando fu risalito sul suo phaéton, si rivoltò, e trovando Bertuccio dietro di sè: — Ebbene? domandò egli.

— Ella è andata al palazzo, rispose l’intendente.

— E vi si è fermata lungo tempo? — Un’ora e mezzo.