— In qualche parte della Chaussée-d’Antin; ma non so nè il numero, nè la strada. — Siete in urto con questo inglese? — Io amo Zaccone, egli lo detesta; siamo freddi per questa ragione.

— Sig. abate, credete che il conte di Monte-Cristo sia mai stato in Francia prima di questo viaggio, e che cosa sia venuto a fare a Parigi?

— Ah! per questo poi posso rispondervene asseverantemente: egli non c’è mai stato, mentre si è rivolto a me, saran sei mesi, per avere le informazioni che desiderava. Dal mio lato, siccome non sapeva a qual epoca io stesso sarei ritornato a Parigi, gli ho indirizzato il sig. Cavalcanti.

— Andrea? — No; Bartolommeo, il padre.

— Benissimo, signore; non ho più a domandarvi che una cosa, e vi intimo in nome dell’onore, dell’umanità, e della religione di rispondermi senza raggiri di parole.

— Dite pure, signore. — Sapete voi con quale scopo il sig. di Monte-Cristo ha comprato una casa ad Auteuil?

— Certamente, poichè me lo ha detto. — Con quale scopo, signore? — Con quello di fondarvi un ospizio per gli alienati, del genere di quello fondato a Palermo dal barone Pisani. Conoscete questo ospizio? — Di fama, sì, signore.

— Ella è una istituzione magnifica. — E con questo, l’abate salutò lo straniero come uomo che desiderava far conoscere che non sarebbe dispiacente a rimettersi al lavoro interrotto. Il visitatore sia che capisse il desiderio dell’abate, sia che fosse al termine delle sue interrogazioni, si alzò a sua volta; l’abate lo ricondusse fino alla porta. — Voi fate delle splendide elemosine, disse il visitatore, e quantunque si dica che siete ricco, oserei offrirvi qualche cosa per i vostri poveri; dal canto vostro sdegnereste accettare la mia offerta?

— Grazie, signore, non v’è che una cosa sola di cui io sia geloso in questo mondo, ed è che il bene che io faccio venga da me soltanto. Questa è una risoluzione invariabile. Ma cercate signore, e ritroverete: pur troppo sul sentiero di ciascun ricco, si urta in molte miserie! — L’abate salutò un’ultima volta aprendo la porta: lo straniero salutò anch’egli, ed uscì. La carrozza lo condusse direttamente dal sig. Villefort. Un’ora dopo, la carrozza uscì nuovamente, e questa volta si diresse verso la strada Fontaine-Saint-George.

Al n. 5 si fermò: là abitava lord Wilmore.