— Ditegli che andrò da lui quando uscirò dalla camera di mia nonna. — Nella delicatezza della sua anima, la giovinetta capì bene che quella che aveva più di tutti bisogno di lei in quell’ora, era la sig.ª di Saint-Méran. Valentina ritrovò la sua avola in letto; mute carezze, rigonfiamenti dolorosi di cuore, sospiri interrotti, lagrime brucianti, ecco quali furono i soli particolari raccontabili di questa conversazione, alla quale assisteva stando sotto al braccio di suo marito, la sig.ª de Villefort, piena di rispetto, almeno apparente, per la povera vedova. In capo ad un minuto essa si accostò all’orecchio del marito. — Col vostro permesso, diss’ella, è meglio che mi ritiri, perchè mi sembra che la mia vista affligga ancor di più vostra suocera. — La sig.ª di Saint-Méran l’intese:
— Sì, sì, diss’ella all’orecchio di Valentina, che se ne vada: ma tu resta. — La sig.ª de Villefort uscì, e Valentina rimase sola vicina al letto della nonna, perchè il procurator del Re, costernato da questa morte imprevista, seguì sua moglie. Frattanto Barrois era risalito la prima volta dal vecchio Noirtier; questi, inteso tutto il rumore che si faceva in casa, aveva inviato il vecchio servitore ad informarsi.
Al ritorno quest’occhio sì vivo e soprattutto sì intelligente interrogò il messaggiero:
— Ah! signore, disse Barrois, è accaduta una grande disgrazia. È giunta la signora di Saint-Méran, e suo marito è morto. — Noirtier lasciossi cader la testa sul petto come uomo oppresso, o come uomo che pensa, indi chiuse un occhio solo. — La sig.ª Valentina? disse Barrois. — Noirtier fece segno di sì. — Ella è ad un ballo, il signore lo sa bene ed è venuta a dirgli addio in gran toletta.
Noirtier chiuse di nuovo l’occhio sinistro. — Sì, volete vederla. — Il vecchio fece il segno indicante che ciò era quando desiderava.
— Ebbene si andrà a cercarla, senza dubbio, dalla sig.ª de Morcerf; l’aspetterò al suo ritorno, e le dirò di salire da voi. È questo? — Sì, rispose il paralitico.
Barrois stette dunque esplorando il ritorno di Valentina, e, come lo abbiam veduto al ritorno di lei le espose il desiderio del nonno. Valentina salì dal sig. Noirtier, al momento in cui usciva dalle camere della sig.ª di Saint-Méran, che per quanto fosse agitata aveva finalmente terminato per soccombere alla fatica, e dormiva di un sonno febbrile. Le avevano avvicinato alla portata della mano una piccola tavola sulla quale era una caraffa di Orzata, sua bibita abituale, ed un bicchiere. Valentina venne ad abbracciare il vecchio che la guardò tanto teneramente, che la giovinetta sentì di nuovo scaturir le lagrime, delle quali credeva si fosse disseccata la sorgente. — Il vecchio insisteva con uno sguardo.
— Sì, sì, disse Valentina, vuoi dire che ho sempre un buon nonno, n’è vero? — Il vecchio fece segno che ciò aveva voluto esprimere collo sguardo. — Senza di che, che cosa diventerei? mio Dio!
Era un’ora dopo la mezzanotte. Barrois, che aveva volontà di andarsene egli pure a letto, fece osservare che dopo una serata così dolorosa, tutti avevan bisogno di riposo. Il vecchio non volle dire che il suo riposo era quello di veder sua nipote: congedò Valentina, alla quale effettivamente il dolore e la fatica avevano dato le apparenze di chi soffra.
La dimane entrando nella camera di sua nonna, la ritrovò in letto, la febbre non si era sedata; anzi tutto il contrario, un fuoco nascosto trapelava dagli occhi della vecchia marchesa, che sembrava in preda ad una violenta irritazione nervosa.