— Sta bene; tosto che sia arrivato prevenitemi. Sollecitiamoci, vorrei pure avere un notaro per assicurarmi che tutti i nostri beni passeranno a Valentina.
— Oh! madre mia, mormorò Valentina appoggiando le labbra sull’ardente fronte dell’ava; dunque volete farmi morire? voi avete la febbre. Non è un notaro che bisogna chiamare, ma un medico!
— Un medico? io non soffro; ho sete ecco tutto.
— Che bevete buona mammà?
— Come, sempre, tu lo sai bene, la mia aranciata. Il bicchiere è lì su quella tavola; dammelo Valentina; — questa versò l’aranciata dalla bottiglia nel bicchiere, e lo prese con un certo spavento per porgerlo a sua nonna, perchè era lo stesso bicchiere, a quanto ella pretendeva, toccato dall’ombra. La marchesa vuotò il bicchiere d’un sol fiato: indi si rivoltò sul cuscino, ripetendo: il notaro! il notaro!
Il sig. de Villefort uscì, Valentina si assise vicino al letto della nonna. La povera fanciulla sembrava aver gran bisogno ella pure del medico, che aveva raccomandato alla sua ava. Un rossore simile ad una fiamma le bruciava gli zigomi delle guance, la respirazione era anelante, ed il polso batteva come se avesse avuto la febbre.
Ciò avveniva perchè la povera fanciulla pensava alla disperazione di Massimiliano, quando avrebbe saputo che la sig.ª di Saint-Méran, invece di essere una loro alleata, operava senza saperlo, come se fosse stata una nemica. Più di una volta Valentina aveva pensato di svelare tutto a sua nonna e non avrebbe esitato un sol momento, se Massimiliano Morrel si fosse chiamato Alberto di Morcerf, ovvero Raoul di Château-Renaud: ma Morrel era di estrazione plebea, e Valentina sapeva il disprezzo che l’orgogliosa marchesa di Saint-Méran portava a tutto quel che non era della sua razza. Il suo segreto era dunque sempre, al momento che stava per svelarsi, ricacciato nel cuore da questa trista certezza che ella lo svelerebbe inutilmente, e che una volta conosciutosi questo segreto da suo padre e da sua matrigna, tutto sarebbe perduto.
Due ore circa passarono così. La sig.ª di Saint-Méran dormiva d’un sonno ardente, ed agitato. Fu annunziato il notaro.
Quantunque quest’annunzio fosse fatto molto a bassa voce, la sig.ª di Saint-Méran si alzò dal suo origliere.
— Il notaro? diss’ella, che venga. — Il notaro era alla porta, ed entrò: — Vattene, Valentina, disse la sig.ª di Saint-Méran, e lasciami col notaro.