— Sì, di modo che la povera nonna è colpita dall’idea che suo marito, ch’ella non aveva mai lasciato, la chiami, e che andrà presto a raggiungerlo. Oh, signor d’Avrigny, ve la raccomando moltissimo la mia nonna.
— Ove si trova? — Nella sua camera col notaro.
— Ed il sig. Noirtier? — Sempre lo stesso, una lucidità perfetta: ma la medesima immobilità, lo stesso mutismo.
— E lo stesso amore per voi, è vero, cara fanciulla?
— Sì, disse Valentina sospirando, egli mi ama molto.
— E chi non vi amerebbe? — Valentina sorrise tristamente. — E che cosa si sente la nonna?
— Un’esaltazione nervosa particolare, un sonno agitato e strano; pretendeva questa mattina che durante il sonno, la sua anima era disgiunta dai legami del corpo, e di aver veduto un fantasma entrare nella camera, ed inteso il rumore che faceva il preteso fantasma nel toccare il suo bicchiere.
— È singolare, disse il dottore; non sapeva che la sig.ª di Saint-Méran soffrisse di queste allucinazioni.
— È la prima volta che l’ho veduta così, disse Valentina, e questa mattina mi ha fatto gran paura; l’ho creduta folle; e mio padre, voi sig. d’Avrigny conoscete certamente l’indole seria di mio padre, è sembrato molto impressionato.
— Ma andiamo a vedere, disse il sig. d’Avrigny, ciò che mi raccontate, mi sembra strano.