— Sì.

— Grazie mia cara sposa, a rivederci.

Valentina fuggì sotto i tigli.

Morrel ascoltò gli ultimi rumori della sua veste fluttuante contro i cespugli, e dei piedi che facevano scricchiolare la sabbia, alzò gli occhi al cielo con un ineffabile sorriso, per ringraziarlo perchè permetteva che fosse amato in tal guisa, e anch’egli disparve.

Il giovine rientrò in casa sua, ed aspettò durante tutto il resto della sera, ed il dì seguente senza nulla ricevere.

Finalmente il secondo giorno verso le dieci del mattino, mentre stava per andare da Deschamps, ricevè dalla posta un bigliettino, che riconobbe essere di Valentina, quantunque non avesse mai veduto il suo scritto.

Esso era concepito in questi termini;

«Lagrime, suppliche, preghiere, nulla hanno ottenuto. Ieri per due ore sono stata nella chiesa di S. Filippo di Roule e per due ore ho pregato Dio dal fondo della mia anima; Dio non ha voluto esaudirmi, e le soscrizioni del contratto sono fissate per questa sera alle nove. Non ho che una parola sola come non ho che un sol cuore, Morrel, questa parola è impegnata con voi, questo cuore è vostro.

Vostra Sposa
Valentina de Villefort.

«P. S. La mia povera nonna, va di male in peggio: ieri sera la sua esaltazione è giunta al delirio, oggi il suo delirio è quasi una pazzia: mi amerete, per farmi dimenticare che l’avrò abbandonata in questo stato? Credo che nascondano a mio nonno Noirtier che la sottoscrizione del contratto deve aver luogo questa sera.»