Morrel non si limitò alle informazioni che gli dava Valentina: andò dal notaro, che gli confermò la notizia che la sottoscrizione del contratto era fissata per le nove della sera.
Indi passò da Monte-Cristo; e là ne seppe di più: Franz era venuto ad annunziargli questa solennità; dal suo canto la sig.ª de Villefort aveva scritto un biglietto al conte, per pregarlo di scusarla se non lo invitava; ma la morte del sig. di Saint-Méran, e lo stato in cui si trovava la vedova, stendevano sopra questa riunione un velo di tristezza, di cui non voleva offuscare la fronte del conte, cui ella desiderava ogni sorta di felicità.
La sera innanzi Franz era stato presentato alla sig.ª di Saint-Méran, che aveva lasciato il letto per questa cerimonia, ma che lo raggiunse subito dopo.
Morrel, è cosa facile a comprendersi, era in uno stato di agitazione che non poteva sfuggire ad un occhio tanto penetrante, quanto quello del conte; per cui Monte-Cristo fu per lui più affettuoso che mai; tanto affettuoso che due o tre volte Massimiliano fu sul punto di confessargli tutto: ma si ricordò la formale promessa data a Valentina, ed il segreto rimase sepolto nel fondo del suo cuore.
Lesse, e rilesse venti volte nel corso della giornata la lettera di Valentina.
Era la prima volta ch’ella gli scriveva, ed in quale occasione! ciascuna volta che rileggeva questa lettera, rinnovava a sè stesso il giuramento di render felice Valentina, e pensava con una inesprimibile agitazione a quel momento in cui Valentina giugnerebbe.
A quando a quando dei fremiti scorrevano per tutto il corpo di Morrel.
Ma quando trascorse il mezzogiorno, quando Morrel sentì avvicinarsi l’ora, provò il bisogno di restar solo; il sangue bolliva; le semplici domande, la sola voce di un amico l’avrebbero irritato: si rinchiuse in casa sua, provò di leggere; ma lo sguardo strisciò sulle pagine senza nulla capire e finì col gettare il libro, per ritornare a meditare per la decima volta il disegno: le scale, il recinto. Finalmente l’ora si avvicinò.
Giammai un uomo veramente innamorato ha lasciato fare all’orologio il suo pacifico cammino.
Morrel tormentò tanto il suo che finì col segnare le otto e mezzo, quando non erano ancora le sei.