— E troverete le tracce dell’avvelenamento?

— No, niente del veleno, non ho detto questo, ma constateremo l’esasperazione del sistema, riconosceremo l’asfissia patente, incontestabile, e vi diremo caro Villefort: «se per negligenza accadde una tal cosa, vegliate su i vostri servitori: se per odio, vegliate su i vostri nemici!»

— Oh! mio Dio! che mi proponete mai, d’Avrigny, rispose Villefort abbattuto; dal momento che vi sarà un altro oltre voi nel segreto, vi vorrà un processo, ed in casa mia è impossibile! Pertanto, se lo volete, se lo esigete assolutamente, lo farò. Infatto, io forse dovrò dar seguito a quest’affare; il mio carattere me lo comanda. Ma dottore, mi vedete di già penetrato di tristezza: introdurre nella mia casa un sì grande scandalo, dopo un sì gran dolore! oh! mia moglie, e mia figlia ne morrebbero; dottore, lo sapete, un uomo non è stato procuratore del Re per venti anni senza essersi fatto buon numero di nemici; ed i miei son molti. Quest’affare scandaloso sarà per essi un trionfo che li farà esultare di gioia, e coprirà me di vergogna, perdonatemi queste idee mondane. Se foste un egoista, non oserei parlarvi così; ma siete un uomo, conoscete gli altri uomini; dottore, non mi avete detto niente, n’è vero?

— Mio caro sig. de Villefort, rispose il dottore costernato, il mio primo dovere è la umanità; se avessi salvata la sig.ª di Saint-Méran, se la scienza avesse avuto il potere di farlo; ma ella è morta, ed io devo me stesso ai vivi. Seppelliamo nel più profondo dei nostri cuori questo terribile segreto: permetterò, se gli occhi di qualcuno si aprono su ciò, che sia imputato a mia ignoranza il silenzio che avrò conservato. Però, signore, cercate sempre, ed operosamente, perchè forse ciò non si fermerà qui... e quando avrete trovato il colpevole, se pur lo ritrovate, vi dirò: «voi viete magistrato, fate ciò che volete!».

— Oh! grazie, dottore! disse Villefort con indicibile gioia, non ho mai avuto amico miglior di voi. — E quasi che avesse temuto che il dottore d’Avrigny non si pentisse di questa promessa, si alzò, e trascinò il dottore dalla parte della casa. Essi si allontanarono.

Morrel come se avesse avuto bisogno di respirare, mise fuori la testa dai tigli, e la luna illuminò quel viso tanto pallido, che sarebbesi potuto prendere per un fantasma.

— Dio mi protegge con un manifesto, ma terribile modo! diss’egli. Ma Valentina! povera amica! resisterà a tanti dolori? — Dicendo queste parole guardava alternativamente la finestra con le tende rosse, e le tre finestre con le tende bianche. La luce era quasi compiutamente disparsa dalla finestra con le tende rosse. Senza dubbio la sig.ª de Villefort aveva spento il suo lume, ed il solo lume da notte mandava qualche riflesso ai vetri. All’estremità del fabbricato, al contrario, vide aprirsi una delle tre finestre con le tende bianche. Una candela posta sul caminetto mandò al di fuori qualche raggio della sua pallida luce, ed un’ombra venne per un momento ad appoggiarsi al balcone.

Morrel fremette; gli sembrò avere inteso un singulto.

Non era meraviglioso che quest’anima ordinariamente tanto coraggiosa e forte, ora sconvolta ed esaltata dalle due più forti passioni dell’uomo, l’amore e la paura, si fosse indebolita al punto da soffrire le allucinazioni superstiziose.

Quantunque fosse impossibile, nascosto come egli era, che l’occhio di Valentina lo distinguesse, pure gli parve di vedersi chiamato dall’ombra della finestra; il suo spirito sconvolto glielo diceva, il cuore ardente glielo ripeteva. Questo doppio errore divenne una realtà irresistibile, e, per uno di quegli slanci incomprensibili della gioventù, balzò fuori del nascondiglio, e in due salti, col pericolo di essere veduto, di spaventare Valentina, di dare l’allarme, se alla giovinetta sfuggiva un qualche grido involontario, traversò il prato, che la luna faceva largo e chiaro come un lago; e raggiunta la fila dei cassettoni degli aranci che si estendevano davanti alla casa, giunse ai gradini della scalinata, che salì rapidamente, e spinse la porta, che si aprì senza alcuna resistenza davanti a lui. Valentina non lo aveva veduto, gli occhi innalzati al cielo seguivano una nube d’argento che strisciava l’azzurro, e la cui forma era quella di un’ombra che sale al cielo; il suo spirito poetico ed esaltato le diceva che quella era l’ombra di sua nonna. Frattanto Morrel aveva traversata l’anticamera e ritrovata la rampa della scala; i tappeti stesi sugli scalini tennero nascosto il romore dei suoi passi: d’altra parte Morrel era giunto a quel punto di esaltamento che non lo avrebbe spaventato la presenza stessa del sig. de Villefort. Se questi si fosse presentato ai suoi occhi, la risoluzione era presa: gli si avvicinava, gli confessava tutto, pregandolo di scusare, ed approvare quest’amore che lo univa a sua figlia... Morrel era pazzo. Per fortuna non vide alcuno; particolarmente allora quella tal conoscenza che aveva imparato da Valentina sul piano interno della casa gli servì; giunse senza alcun incidente in alto alla scala, e come arrivato là, si orizzontava, un singhiozzo, di cui riconobbe l’espressione, gli indicò il cammino che doveva prendere; si voltò: una porta era socchiusa, e lasciava giungere a lui il riflesso di una lampada, ed il suono della voce che gemeva. Spinse questa porta ed entrò. Nel fondo di una alcova, sotto un bianco drappo che ne ricopriva la testa, e designava la forma, giaceva la morta, più spaventosa ancora agli occhi di Morrel dopo la rivelazione segreta di cui il caso lo avea fatto possessore. Di fianco al letto, in ginocchio, colla testa sepolta nei cuscini di una larga poltrona, Valentina tremante, e sollevata dai singhiozzi, stendeva al di sopra, della testa, che non si vedeva, ambo le mani giunte ed irrigidite: aveva lasciata la finestra aperta, e pregava ad alta voce con accenti che avrebber commosso il cuore più insensibile; la parola le sfuggiva dalle labbra, rapida, incoerente, inintelligibile. La luna strisciando a traverso la apertura delle persiane, faceva impallidire la luce della lampada, e dava un fondo azzurro alle funebri tinte in questo quadro di desolazione.