— Capite bene, ciò che vi domando, scusate la mia insistenza, perchè la mia vita sta nella vostra risposta; la nostra salute ci verrà da voi? — Sì.

— Ne siete sicuro? — Sì. — Mel garantite? — Sì.

E nello sguardo che dava questa affermativa vi era tal fermezza, da non dar luogo a dubitare della volontà, se non della possanza. — Oh! grazie, signore, mille volte grazie! ma in qual modo, a meno che un miracolo non vi renda la parola, il gesto, il movimento, in qual modo potrete, inchiodato in questo seggio, muto ed immobile, opporvi a questo matrimonio? — Un sorriso rischiarò il viso del vecchio... è un sorriso strano quello degli occhi sur un viso immobile!

— Debbo dunque aspettare? domandò il giovine. — Sì.

— Ma il contratto?... — Ricomparve il medesimo sorriso.

— Volete dirmi che non sarà firmato? — Sì, fece il vecchio. — Il contratto dunque non sarà firmato? gridò Morrel. Oh! perdonatemi, signore! all’annunzio di una gran felicità, è ben permesso il dubitare.

— No, disse il vecchio paralitico. — Ad onta di questa assicurazione, Morrel esitava a credere. Questa promessa di un vecchio impotente era sì strana che invece di provenire da una forza di volontà, poteva emanare da un indebolimento di organi; non è naturale che l’insensato che ignora la sua follia, pretenda effettuare cose al di sopra del suo potere? il debole parla dei pesi che innalza, il timido dei giganti che affronta, il povero del tesoro che maneggia, il più umile dei contadini, per causa del suo orgoglio, si chiama Giove.

Sia che Noirtier comprendesse l’irresolutezza del giovine, sia che non aggiustasse compiutamente fede alla docilità che aveva mostrato, lo guardò fissamente. — Che volete signore? domandò Morrel, che vi rinnovi la promessa di nulla tentare?

La sguardo di Noirtier rimase fermo e stabile, come per dire che una promessa non bastava, indi passò dal viso alla mano.

— Volete che giuri? domandò Massimiliano.