— Sì, fece il paralitico con la stessa solennità, lo voglio.
Morrel capì che il vecchio metteva grande importanza a questo giuramento. Egli stese la mano. — Sul mio onore vi giuro di aspettare ciò che avrete risoluto di fare contro del sig. d’Épinay.
— Bene, fecero gli occhi del vecchio.
— Ora, signore, ordinate che mi ritiri? — Sì.
— Senza rivedere madamigella? — Sì.
Morrel fece un segno col quale indicava esser pronto ad obbedire: — Permettete intanto, signore, che vostro figlio vi abbracci, come ha fatto or ora vostra figlia.
Non vi era da sbagliare nella espressione degli occhi di Noirtier. Il giovine posò sulla fronte del vecchio le sue labbra; indi lo salutò una seconda volta, e partì. Sul pianerottolo trovò Barrois avvisato da Valentina, che lo guidò nei giri di un corridoio oscuro, che conduceva per una piccola porta nel giardino. Giunto là, Morrel si portò al cancello; arrampicandosi su di una spalliera di carpini, giunse ben presto alla sommità del muro, e per mezzo di una scala, in un secondo fu nel recinto messo a trifoglio, ove il suo calessino lo aspettava sempre. Vi montò ed abbattuto da tante emozioni, ma col cuore più libero, verso mezzanotte rientrò nella strada Meslay, si gettò sul letto, e dormì come se fosse stato in una profonda ubbriachezza.
LXXIII. — LA TOMBA DELLA FAMIGLIA VILLEFORT.
Due giorni dopo, una folla considerevole si trovava riunita, verso le sei del mattino, alla porta del sig. de Villefort, ed erasi veduto inoltrare una lunga fila di carrozze di lutto, e di carrozze particolari, lungo tutto il sobborgo Sant’Onorato e la strada Pépinière. In mezzo ad esse ve n’era una di forma particolare, e che sembrava aver fatto un lungo viaggio. Era una specie di forgone tinto in nero, e che si era ritrovato tra i primi al convegno. Furono prese informazioni, e si seppe che, per una strana coincidenza, questa carrozza racchiudeva il corpo del signor di Saint-Méran, e che quelli ch’eran venuti per un sol convoglio, seguiterebbero due cadaveri. Il marchese di Saint-Méran, uno dei dignitarii più zelanti e fedeli del re Luigi XVIII, e del re Carlo X, aveva conservato gran numero di amici, che uniti alle persone che le sociali convenienze mettevano in relazione con Villefort, formavano un seguito considerevole. Furon tosto prevenute tutte le autorità, e si ottenne che i due convogli sarebbero usciti nel medesimo tempo. Una seconda carrozza, addobbata con la stessa pompa mortuaria, fu condotta davanti alla porta del sig. de Villefort, e la cassa trasportata dal forgone di posta fu messa sulla carrozza funebre. I due corpi dovevano essere seppelliti nel cimitero del Padre-Lachaise, ove da lungo tempo il sig. de Villefort aveva fatto inalzare la tomba destinata alla sepoltura di tutta la sua famiglia, ed ove era già stato deposto il corpo della povera Renata, che suo padre e sua madre venivano a raggiungere dopo dieci anni di separazione. Parigi, sempre curiosa, e commossa per le pompe funebri, vide con un religioso silenzio passare lo splendido corteggio che accompagnava alla loro ultima dimora due nomi di quella vecchia aristocrazia, i più celebri per lo spirito di tradizione, per la sicurezza del commercio, e per l’ostinata devozione ai principi. Nella stessa carrozza da lutto Beauchamp, Debray, e Château-Renaud s’intrattenevano su queste morti quasi subitanee.
— Ho veduto la sig.ª di Saint-Méran l’anno scorso ancora in Marsiglia, diceva Château-Renaud; io ritornava dall’Algeria; era una persona destinata a vivere cent’anni, mercè la sua perfetta salute, lo spirito sempre pronto, e la sua prodigiosa alacrità. Quanti anni aveva?