— Sessantasei anni, rispose Alberto, almeno a quanto Franz mi ha assicurato. Ma non è l’età che l’ha uccisa, è il dispiacere che ha sofferto per la morte del marchese: sembra che dopo questa morte, che l’aveva violentemente colpita, non abbia ripresa compiutamente la ragione.

— Ma in fine di che male è morta? domandò Debray.

— Di una congestione cerebrale, a quanto sembra, o di una apoplessia fulminante.

— Non è forse la stessa cosa?

— Presso a poco.

— Di apoplessia dice Beauchamp, è difficile a credersi. La sig.ª di Saint-Méran, che io pure ho veduta una o due volte in mia vita, era piccola, gracile di forme, e di costituzione molto più nervosa che sanguigna; le apoplessie prodotte da dispiaceri son molto rare in un corpo di costituzione come quella della sig.ª di Saint-Méran.

— In ogni caso, disse Alberto, qualunque sia la malattia, o il medico che la uccise, ecco il sig. de Villefort, o piuttosto madamigella Valentina, o meglio ancora il nostro amico Franz in possesso di una magnifica eredità; 80 mila lire di rendita, credo.

— Eredità che sarà quasi raddoppiata alla morte di quel vecchio giacobino di Noirtier.

— Quello è un nonno tenace, disse Beauchamp; Tenacem propositi virum; egli ha promesso colla morte che avrebbe veduto seppellire tutti i suoi eredi. Sulla mia parola ci riuscirà. È quello stesso vecchio della convenzione del ’93 che diceva a Napoleone nel 1814:

«Voi decadete perchè il vostro impero è un giovine stelo affaticato pel soverchio crescere; prendete la repubblica per tutore, e ritorniamo con una buona costituzione sui campi di battaglia, e vi garantisco 500 mila soldati, un altro Marengo, ed un secondo Austerlitz. Le idee non muoiono, sire, qualche volta sonnacchiano, ma si risvegliano poi più forti che prima di addormentarsi.»