— Sembra, disse Alberto, che per lui gli uomini siano come l’idee; ciò che mi mette in pensiero, si è di sapere, cioè, in qual modo Franz d’Épinay si accomoderà col vecchio nonno, e che non può fare a meno della sposa di lui; ma, a proposito, Franz dov’è?
— Nella prima carrozza col sig. de Villefort, che lo considera già come uno di famiglia.
In ciascuna delle carrozze che formavano il corteggio funebre, la conversazione era presso a poco uguale; ognuno si meravigliava di queste due morti sì rapide e sì vicine, ma in nessuna si sospettava il terribile segreto, che il dottore d’Avrigny aveva svelato al sig. de Villefort nella passeggiata notturna. In capo circa ad un’ora di cammino, giunsero al cimitero: era una giornata tranquilla, ma cupa, e per conseguenza in armonia colla funerea cerimonia che si compiva. Fra i gruppi che si dirigevano verso la tomba della famiglia, Château-Renaud riconobbe Morrel, venuto solo ed in cabriolet: egli passeggiava solo, pallidissimo e silenzioso sul piccolo sentiero costeggiato da bossi.
— Voi qui? disse Château-Renaud passando il braccio sotto quello del capitano; conoscete il sig. de Villefort? Come va che non vi ho mai incontrato in sua casa?
— Non è il sig. de Villefort che io conosco, ma la sig.ª de Saint-Méran.
In questo momento Alberto li raggiunse con Franz.
— Il luogo è scelto male per una presentazione, disse Alberto; ma non importa, non siamo superstiziosi. Sig. Morrel, permettetemi che vi presenti il sig. Franz d’Épinay, un eccellente compagno di viaggio col quale ho fatto il giro d’Italia. Mio caro Franz, il sig. Massimiliano Morrel è un eccellente amico che ho acquistato nella tua assenza, e del quale tu sentirai spesso ricordarti il suo nome nella mia conversazione ogni qualvolta io dovrò parlare di coraggio, di spirito e di amabilità.
Morrel ebbe un momento d’indecisione; egli chiese a sè stesso se poteva dirsi un tratto di riprovevole ipocrisia il fare un saluto amichevole a quell’uomo ch’egli combatteva alla sordina: ma gli ritornavano al pensiero e la gravità della circostanza, ed il suo giuramento, si sforzò dunque di non fare apparire niente sul suo viso, e salutò Franz con qualche ritegno.
— Madamigella de Villefort è molto afflitta, non è vero? disse Debray a Franz.
— Oh! signore, rispose Franz, di un’afflizione inesprimibile; questa mattina era così abbattuta che appena l’ho riconosciuta.