Circa un anno dopo il ritorno di Luigi XVIII, vi fu una visita dell’ispettore generale delle prigioni. Costui chiamavasi de Boville. Dantès sentì girare e stridere dal fondo della sua segreta tutti quei preparativi, che in alto facevano molto fracasso, ma in basso sarebbero stati rumori impercettibili per tutt’altre orecchie che per quelle di un prigioniero avvezzo a discernere nel silenzio della notte il ragno che tesse la sua tela, e la caduta periodica della goccia d’acqua, che impiega un’ora a formarsi sotto la volta della segreta. Indovinò che fra i vivi accadeva qualche cosa di straordinario. Egli che da sì lungo tempo abitava una tomba, poteva bene considerarsi come un morto. In fatto l’ispettore visitava, una dopo l’altra, le camere, le celle, le segrete; molti prigionieri furono interrogati, ed eran quelli che per la loro stupidità si raccomandavano alla benevolenza dell’amministrazione; l’ispettore lor domandava come erano nutriti e quali reclami avessero a fare. Essi risposero unanimamente che il nutrimento ora orribile e che reclamavano la loro libertà. L’ispettore dimandò se aveano altro a chiedere. Essi scossero la testa; qual altro bene oltre la libertà può reclamare un prigioniero?

De Boville, si volse sorridendo, e disse al governatore: — Io non so perchè ci facciano fare questi inutili giri; chi vede una prigione ne vede cento, chi ascolta un prigioniere ne ascolta mille. È sempre la stessa cosa: mal nutriti ed innocenti. Ve ne sono altri? — Sì, noi abbiamo i prigionieri pericolosi o pazzi che son ritenuti in segreta.

— Vediamo, disse l’ispettore, con un’aria di profonda stanchezza, compiamo il nostro ufficio, discendiamo nelle segrete.

— Aspettate, disse il governatore, che si mandino almeno a prendere due uomini. I prigionieri commettono qualche volta, non fosse che per disgusto della vita e per farsi condannare a morte, degli atti d’inutile disperazione; voi potreste cader vittima di uno di questi eccessi. — Prendete adunque le vostre cautele, soggiunse l’ispettore.

In fatto si mandarono a chiamare due soldati, e si cominciò a discendere per una scala umida, infetta, ed ammuffita.

— Oh! fece l’ispettore fermandosi a metà della scala. E chi diavolo può alloggiare qui?

— Un cospiratore dei più pericolosi, ci è stato raccomandato particolarmente come uomo capace di tutto.

— È egli solo? — Certamente. — Da quanto tempo?

— Da circa un anno.

— E fu messo qui fino dal suo entrare?