— Ho avuto questo gusto per qualche tempo, lo confesso, ma ora non l’ho più.
— E voi avete torto, signora. Eh! mio Dio le vicende della fortuna sono precarie; e se io fossi stato donna, e che la combinazione mi avesse fatta moglie di un banchiere, qualunque fosse stata la confidenza che avessi avuto nella prospera sorte di mio marito, avrei sempre cominciato dall’assicurarmi uno stato indipendente, avessi dovuto anche acquistare questa fortuna affidando i miei interessi in mani che non gli fossero conosciute.
La sig.ª Danglars arrossì suo malgrado.
— Vedete, disse Monte-Cristo come se non si fosse accorto di niente, si parla di un bel colpo che è stato fatto ieri sui boni di Napoli.
— Io non ne ho, disse con vivacità la baronessa, e non ne ho mai avuti; ma in verità abbiamo parlato abbastanza di borsa fin qui, sig. conte; noi sembriamo due agenti di cambio. Parliamo un poco di questi poveri Villefort, così tormentati in questi momenti dalla fatalità.
— Che cosa dunque è loro accaduto? domandò Monte-Cristo colla più perfetta semplicità.
— Ma, voi lo saprete, dopo aver perduto il sig. di Saint-Méran, tre o quattro giorni dopo la sua partenza, hanno ora perduta la marchesa, tre o quattro giorni dopo il suo arrivo.
— Ah! è vero, disse Monte-Cristo, l’ho sentito; ma come dice Claudio ad Hamlet, è una legge di natura; i loro padri sono morti prima di loro, ed essi li avevano pianti: essi moriranno prima dei loro figli, e questi li piangeranno.
— Ma qui non sta il tutto.
— Come non è tutto?