Poi, voltandosi a Monte-Cristo:
— Che grazioso giovine, è vero sig. conte, che è il principe Cavalcanti?.... soltanto, è egli veramente principe?
— Io non lo garantisco, disse Monte-Cristo. Mi fu presentato suo padre come Marchese; egli sarebbe conte allora; ma io credo ch’egli stesso non metta gran pretensione a questo titolo.
— Perchè? disse il banchiere. S’egli è principe ha torto di non vantarsene. A ciascuno ciò che è di diritto. Io non amo che si rinneghi la propria origine.
— Ah! voi siete un poco democratico, disse Monte-Cristo sorridendo.
— Ma vedete, disse la baronessa, a che cosa vi esponete; se per caso venisse il sig. de Morcerf, troverebbe il sig. Cavalcanti in una camera, ov’egli, fidanzato d’Eugenia, non ha mai avuto il permesso d’entrare.
— Voi fate bene a dire se per caso, poichè, in verità, si vede tanto raramente, che si potrebbe proprio dire che è stato il caso che l’ha condotto.
— Ma infine, s’egli venisse e ritrovasse questo giovine vicino a vostra figlia, egli potrebbe esser mal contento.
— Egli? oh mio Dio! voi v’ingannate; il sig. Alberto non ci fa l’onore d’essere geloso della sua fidanzata; non l’ama abbastanza per venire a questo. D’altronde che importa a me s’egli è o non è malcontento?
— Però al punto in cui noi siamo...