— Sì, al punto in cui noi siamo: volete voi sapere a che punto siamo? A questo, che alla festa di sua madre egli ha ballato una sola volta con mia figlia, ed il sig. Cavalcanti ha ballato con lei tre volte, senza neppure che se ne sia accorto.
— Il sig. visconte Alberto de Morcerf, annunziò il cameriere.
La baronessa si alzò prestamente. Ella voleva passare nella stanza di studio della figlia, quando Danglars la trattenne pel braccio.
— Lasciate, diss’egli.
Ella lo guardò meravigliata.
Monte-Cristo finse di non aver veduto tutto questo giuoco da scena.
Alberto entrò: era molto bello, e molto allegro. Egli salutò la baronessa con familiarità, Monte-Cristo con affezione. Poi voltandosi verso la baronessa: — Volete permettermi, sig.ª, le disse, di chiedervi come sta madamigella Danglars?
— Benissimo, signore, rispose allegramente Danglars; in questo momento prova della musica nel piccolo salotto in compagnia del sig. Cavalcanti.
Alberto conservò la sua aria tranquilla ed indifferente: forse provava internamente qualche poco di dispetto, ma sentiva lo sguardo di Monte-Cristo fisso su lui: — Il sig. Cavalcanti ha una bellissima voce di tenore, diss’egli, e madamigella Eugenia è un magnifico soprano, senza calcolare che suona il pianoforte come un Thalberg. Questo dev’essere un sorprendente concerto.
— Il fatto è, disse Danglars, che vanno perfettamente di accordo. — Alberto parve non aver osservato questo equivoco di parole, così grossolano, che la sig.ª Danglars ne arrossì.