— Io pure, continuò il giovine, son dilettante, per quanto almeno dicono i miei maestri. Ebbene! cosa strana, non ho mai potuto ancora accordare la mia voce con alcun’altra voce, e colle voci da soprano in particolare, ancor meno che con tutte le altre.
Danglars fece un piccolo sorriso che significava: — Ma inquietati dunque! — Così, diss’egli sperando di spingere le cose al punto che desiderava, il principe e mia figlia ieri hanno formata l’ammirazione generale. Ieri non eravate là, signor de Morcerf? — Qual principe? domandò Alberto.
— Il principe Cavalcanti, riprese Danglars che si ostinava a voler dar sempre questo titolo al giovine.
— Ah! perdono, disse Alberto, non sapeva che fosse principe. Ah! il principe Cavalcanti ha cantato ieri con Eugenia? In verità ciò doveva rapire in estasi, e mi spiace vivamente di non averli intesi. Ma non ho potuto arrendermi al vostro invito, perchè sono stato sforzato di accompagnare la signora de Morcerf dalla baronessa de Château-Renaud madre, ove cantavano i tedeschi. — Poi dopo un breve silenzio, e come se non si fosse parlato di niente:
— Mi sarà permesso, disse Morcerf, di presentare i miei omaggi a madamigella Danglars?
— Oh! aspettate, ve ne supplico, disse il banchiere fermando il giovine; sentite la deliziosa cavatina? Ta, ta, ta, ti, ta, ti, ta, ta; trasporta! sta per finire... un solo secondo. Perfettamente! bravo! bravo! — Ed il banchiere si mise ad applaudire con frenesia.
— In fatto, disse Alberto, è squisita. È impossibile di capir meglio la musica del proprio paese quanto il principe Cavalcanti; avete detto principe, è vero? D’altra parte s’egli non è principe, si farà fare, ciò è facile in Italia. Ma per ritornare ai nostri adorabili cantanti, dovreste farci un piacere, sig. Danglars, senza dir loro che vi sia un’estraneo, dovreste pregare madamigella Danglars ed il sig. Cavalcanti di cominciare un altro pezzo. È una cosa tanto deliziosa il godere la musica, in un poco di distanza, in una mezza luce, senz’essere veduti, senza vedere, e per conseguenza senza incomodare i cantanti, che per tal modo possono lasciarsi trasportare da tutto l’istinto del proprio genio, e da tutto lo slancio del proprio cuore. — Questa volta Danglars fu sconcertato dalla flemma del giovine, e prese Monte-Cristo a parte.
— Ebbene! disse, che ve ne pare del nostro amoroso?
— Diavolo! mi sembra un poco freddo, è incontrastabile; ma che volete, vi siete impegnato, riprese Monte-Cristo.
— Senza dubbio mi sono impegnato, ma a dare mia figlia ad un uomo che l’ami, e non ad un uomo che non l’ama punto. Vedetelo là freddo come un marmo, orgoglioso come suo padre; se fosse ricco ancora, se avesse la fortuna dei Cavalcanti, vi si potrebbe passar sopra. In fede mia non ho ancora consultata mia figlia, ma s’ella avesse buon gusto...