Il conte battè di nuovo sul campanello; Alì ricomparve.

— Prevenite Haydée, gli diss’egli, che vado a prendere il caffè da lei, e fatele comprendere, che le domando il permesso di presentarle uno dei miei amici. — Alì s’inchinò, ed uscì. — In tal modo, è convenuto, nessuna interrogazione diretta, caro visconte; se desiderate sapere qualche cosa domandatelo a me, che lo domanderò a lei. — Siam convenuti.

Alì ricomparve per la terza volta, e tenne la portiera sollevata per indicare al padrone e ad Alberto che potevano passare. — Entriamo, disse Monte-Cristo.

Alberto passò una mano nei capelli, si arricciò i baffi; il conte riprese il cappello, si mise i guanti, e lo precedè nell’appartamento sorvegliato da Alì, come sentinella avanzata, e difeso dalle tre cameriere francesi comandate da Myrthe, come una piazza. Haydée aspettava nella prima camera, che era il salotto, con due grandi occhi dilatati dalla sorpresa; perchè era la prima volta che un altro uomo, oltre Monte-Cristo, giungeva fino a lei; ella era seduta sopra un sofà in un angolo, colle gambe incrociate, e si era fatto per così dire un nido delle stoffe di seta broccate e rigate più ricche d’Oriente. Vicino ad essa giacea l’istrumento, il cui suono l’aveva denunziata; in quella posizione era graziosissima. Scoprendo Monte-Cristo, si sollevò con quel doppio sorriso di figlia e di amante che non apparteneva che a lei sola; Monte-Cristo andò a lei, e le stese la mano.

Alberto era rimasto sulla porta, sotto l’impero di quella strana beltà, che vedeva per la prima volta, e di cui non si poteva far un’idea in Francia. — Chi conduci tu, domandò in greco la giovanetta a Monte-Cristo; un fratello, un amico, una semplice conoscenza, od un nemico?

— Un amico, disse Monte-Cristo nella stessa lingua.

— Il suo nome? — Il conte Alberto, quello stesso che in Roma liberai dalle mani dei banditi. — In qual lingua vuoi che gli parli? — Monte-Cristo si voltò ad Alberto:

— Sapete il greco moderno? domandò egli al giovine.

— Ahimè! disse Alberto, neppure il greco antico, giammai Omero e Platone hanno avuto uno scolaro più tristo, e direi quasi, più sdegnoso di me.

— Allora, disse Haydée, provando colla domanda stessa che faceva, ch’ella aveva inteso l’interrogazione di Monte-Cristo e la risposta d’Alberto, parlerò in francese, od in italiano, se tuttavolta il mio signore vuole che io parli.