Chiunque avesse veduto in questo momento il magistrato, curvato sotto il colpo, non avrebbe creduto ch’egli l’avesse preveduto; di fatto non avrebbe pensato che suo padre avesse spinta la sua franchezza, o piuttosto la sua rozzezza, fino a raccontare una simile storia. È vero che il sig. Noirtier, sdegnoso dell’opinione di suo figlio, non si era occupato di schiarire i fatti agli occhi di Villefort, e che questi aveva sempre creduto che il generale Quesnel, o barone d’Épinay, secondo che si vorrà chiamare, o col nome che si era fatto, o con quello che gli era stato fatto, fosse morto assassinato, e non ucciso lealmente in duello. Questa lettera così aspra da un giovine, fino allora tanto rispettoso, era mortale per l’orgoglio di un uomo come Villefort. Appena fu nel suo gabinetto entrò sua moglie. L’uscita di Franz chiamato da Noirtier, aveva così fattamente maravigliato tutti, che la posizione della sig.ª de Villefort, rimasta sola col notaro ed i testimoni, divenne di momento in momento più impacciante. Allora ella aveva presa la sua risoluzione ed era uscita annunciando che andava a raccogliere le notizie.
Il sig. de Villefort si contentò di dirle, che in seguito di alcune spiegazioni tra lui, il sig. Noirtier ed il sig. Franz d’Épinay, il matrimonio di Valentina con Franz era rotto.
Era difficile a riportar quest’ambasciata a coloro che aspettavano; così, la sig.ª de Villefort rientrando, si limitò a dire, che il sig. Noirtier avendo avuto nel principio della conferenza una specie di attacco di apoplessia, il contratto era naturalmente differito a qualche giorno.
Questa notizia, per quanto fosse falsa, giungeva tanto singolarmente al seguito delle altre due disgrazie dello stesso genere, che gli uditori si guardarono meravigliati, e si ritirarono senza dir parola. In questo mentre Valentina, felice ad un tempo e spaventata, dopo avere abbracciato e ringraziato il debole vecchio, che aveva in tal modo rotta una catena ch’ella riguardava già come indissolubile, aveva domandato di ritirarsi nelle sue camere per rimettersi, e Noirtier le aveva accordato il permesso che sollecitava.
Ma invece di risalire da lei, Valentina, una volta uscita, prese il corridore, ed uscendo dalla piccola porta, si slanciò nel giardino. In mezzo a tutti gli avvenimenti che venivano ad accatastarsi gli uni sugli altri, un sordo terrore le aveva costantemente compresso il cuore. Ella si aspettava da un momento all’altro di vedersi comparire Morrel, pallido e minaccioso, come il Laird di Ravenswood al contratto di Lucia di Lammermoor. Di fatto era tempo che andasse al cancello. Massimiliano, che aveva sospettato quel che sarebbe accaduto, quando vide Franz lasciare il cimitero in compagnia del sig. de Villefort, lo aveva seguito; poi, dopo averlo veduto entrare, lo aveva pur anche veduto uscire e rientrare nuovamente in compagnia di Alberto e Château-Renaud. Per lui non vi era dunque più alcun dubbio. Allora si era gettato nel recinto, pronto a qualunque avvenimento, ben certo che al primo momento di libertà, che potrebbe afferrare, Valentina sarebbe corsa a lui.
Egli non s’era ingannato; il suo occhio attaccato alle assi, vide infatto comparir la giovanetta che senza prendere le usate cautele, correva al cancello. Al primo colpo d’occhio che gettò sur essa, Massimiliano si fe’ tranquillo; alla prima parola che pronunciò, balzò di gioia.
— Salvi, disse Valentina.
— Salvi! ripetè Morrel non potendo credere a tanta felicità; ma da chi?
— Da mio nonno. Oh! amatelo molto Morrel!
Questi giurò d’amare il vecchio con tutta l’anima sua.