— Sì, fece Noirtier.

— In questo caso mi ritiro, riconoscente ad un tempo e felice. — E, salutando il sig. de Noirtier, si ritirò.

In fatto il giorno dopo Noirtier fece venire il notaro; fu stracciato il primo testamento, ne fu fatto un secondo, nel quale lasciava tutta la sua fortuna a Valentina, sotto la condizione che non si fosse separata da lui.

Alcune persone allora calcolarono pel mondo, che madamigella de Villefort, ereditiera del marchese e della marchesa di Saint-Méran, e rientrata nella grazia di suo nonno, avrebbe un giorno potuto godere di una rendita di 300 mila fr. annui.

Mentre che si rompeva questo matrimonio presso i Villefort, il conte de Morcerf aveva ricevuta la visita di Monte-Cristo, e per far vedere la sua premura a Danglars, indossò la grande uniforme di luogotenente generale, cui aveva fatto ornare di tutte le decorazioni, ed ordinò i suoi migliori cavalli. Morcerf così abbigliato si fece condurre alla strada della Chaussée-d’Antin, e si fe’ annunziare a Danglars che stava facendo il bilancio della fine del mese.

Da qualche tempo non era quello il momento da scegliersi per ritrovare il banchiere di buon umore.

Così, all’aspetto del suo antico amico, Danglars prese un’aria maestosa, e si stabilì nel suo seggio.

Morcerf ordinariamente così serio, aveva assunta un’aria ridente ed affabile; in conseguenza, quasi sicuro d’essere ben accolto fino dalle sue prime parole, non fece punto il diplomatico, ed andò direttamente e di un sol tratto alla meta:

— Barone, diss’egli, eccomi. Da lungo tempo ci aggiriamo attorno alle parole d’altra volta... — Morcerf si aspettava, a questi detti, di vedere rasserenata la figura del banchiere, il cui sussiego egli attribuiva al proprio silenzio; ma al contrario questa figura divenne, cosa che pareva quasi impossibile, più impassibile e più fredda ancora.

Ecco perchè Morcerf si era fermato a metà della frase...