E tornò a leggere la nota, pesando questa volta ciascuna parola. — Ma dove vedete, domandò Beauchamp, che il Fernando del giornale sia vostro padre?
— In nessun luogo, lo so bene; ma altri lo vedranno. Ed è perciò che voglio che il fatto sia smentito.
Alla parola voglio Beauchamp alzò gli occhi su Morcerf, ed abbassandoli quasi subito, restò un momento pensieroso.
— Voi smentirete questo fatto? ripetè Morcerf con una collera crescente, quantunque sempre concentrata.
— Sì, disse Beauchamp. — Ah! alla buon’ora! disse Alberto. — Ma quando mi sarà assicurato che il fatto è falso.
— In che modo? — Sì, la cosa vale la pena d’essere rischiarata, ed io la rischiarerò.
— Ma che vedete dunque da rischiarare in tutto questo, signore? disse Alberto alterato fuori di ogni misura. Se non credete che sia mio padre, ditelo subito, se credete che sia lui, rendetemi ragione di questa opinione! — Beauchamp guardò Alberto con un sorriso che gli era particolare, e che sapeva prendere la gradazione di tutte le passioni. — Signore, ripetè egli (poichè vi è un signore) se è per domandarmi ragione che siete venuto qui, bisognava farlo dal bel principio, e non venire a parlare di amicizia, e di altre cose oziose, come quelle che ho la pazienza di ascoltare da più di mezz’ora. È su questo terreno che dobbiam d’ora in avanti camminare?
— Sì, se non ritrattate l’infame calunnia!
— Un momento! non fate minacce, se vi piace, sig. Alberto Mondego visconte de Morcerf; non ne tollero dai nemici, molto meno dai miei amici; dunque volete che smentisca il fatto sul generale Fernando, fatto al quale non ho, sul mio onore, avuta alcuna parte.
— Sì, voglio! disse Alberto, la cui testa cominciava ad esaltarsi. — Senza di che ci batteremo? continuò Beauchamp colla medesima calma. — Sì, riprese Alberto alzando la voce.