— Sì, disse Alberto arrossendo.

— Ebbene! che volete che io faccia per aggradirvi? disse Beauchamp con dolcezza.

— Vorrei, caro Beauchamp, che ritrattaste questo fatto.

Beauchamp guardò Alberto con una attenzione, che annunziava certo molta benevolenza: — Vediamo, diss’egli, ciò andrà ad impegnarci in una lunga diceria; perchè una ritrattazione è sempre una cosa grave. Sedetevi; rileggerò queste tre o quattro righe. — Alberto si assise, e Beauchamp rilesse le linee incriminate dal suo amico con più attenzione della prima volta: — Ebbene! lo vedete, disse Alberto con fermezza ed asprezza ancora, si è insultato nel vostro giornale uno della mia famiglia, ed io voglio una ritrattazione.

— Voi... volete? — Sì, voglio.

— Permettetemi di dirvi che non siete parlamentario.

— Non voglio esserlo, replicò il giovine alzandosi: esigo la ritrattazione del fatto che avete annunziato ieri, e l’otterrò: siete abbastanza mio amico, continuò Alberto colle labbra serrate, vedendo che dal canto suo Beauchamp cominciava ad alzare la testa sdegnosa, e come tale mi conoscete, io spero, per comprendere la mia tenacità in simile occasione.

— Se son vostro amico, Morcerf, finirete per farmelo dimenticare, con parole come quelle di poco fa... ma vediamo, non ci disgustiamo, o almeno non ancora... siete inquieto, irritato e punto... vediamo, chi è questo parente che si chiama Fernando?

— È mio padre, disse Alberto, egli stesso, e non altri, il sig. Fernando Mondego, conte di Morcerf, un vecchio militare che ha veduto venti campi di battaglia, e del quale si vogliono coprire le nobili cicatrici col fango impuro raccolto nel ruscello.

— Vostro padre! disse Beauchamp, allora è un altro affare; capisco la vostra indignazione. Rileggiamo adunque.