— Tutti gli orrori che lordano il mio pensiero mi fanno la vostra casa odiosa e fatale. Addio, signore.

— Una parola, una parola sola ancora dottore! vi ritirate, mi lasciate in tutto l’orrore della situazione, orrore che voi avete aumentato con ciò che mi avete rivelato. Ma che si dirà della morte subitanea di questo vecchio servitore?

— È giusto, accompagnatemi. — Il dottore uscì pel primo, de Villefort lo seguì, i domestici inquieti erano nel corridoio, e sulle scale da dove doveva passare il medico.

— Signore, disse d’Avrigny a Villefort parlando ad alta voce ed in modo che tutti lo sentissero, il povero Barrois era da qualche anno troppo sedentario; abituato in altri tempi a correre col padrone, a cavallo o in carrozza, le quattro parti d’Europa, egli si è ucciso con questo servizio monotono intorno ad una poltrona. Il sangue è divenuto pesante. Egli era grasso, aveva il collo grosso e corto, è stato colpito da una apoplessia fulminante, ed io sono stato avvertito troppo tardi. A proposito, aggiunse egli a bassa voce, abbiate cura di gettare nelle ceneri quella tazza collo sciroppo di violette. — Il dottore, senza toccar la mano di Villefort, senza ritornare su ciò che aveva detto, uscì accompagnato dalle lagrime e dai lamenti di tutte le persone di casa. La sera stessa, tutti i domestici di Villefort che si erano radunati in cucina, e che avevano lungamente parlato fra loro, vennero a domandare alla sig.ª de Villefort il permesso di ritirarsi dal servizio. Nessuna istanza, nessuna proposizione di aumento di paga potè trattenerli; a tutte le parole, essi rispondevano: — Vogliamo andarcene perchè la morte è entrata nella casa. — Essi partiron dunque ad onta delle preghiere che loro furono fatte, testimoniando i loro vivissimi dispiaceri, per dovere abbandonare così buoni padroni, e particolarmente madamigella Valentina tanto buona, tanto benefattrice, tanto affabile; Villefort a queste parole guardò Valentina. Ella piangeva.

Cosa strana! in mezzo all’emozione che gli fecero provare queste lagrime, guardò ancora la sig.ª de Villefort, e gli sembrò che un sorriso fuggitivo e sinistro fosse passato sulle sue labbra sottili, come quelle meteore che si vedono strisciare, funeste fra due nubi nel fondo di un cielo tempestoso.

LXXX. — LA CAMERA DEL FORNAIO IN RITIRO.

La sera stessa del giorno in cui il conte de Morcerf era uscito da Danglars con una vergogna ed un furore, che il rifiuto del banchiere rendè concepibile, il signor Cavalcanti, coi capelli arricciati e lucenti, i baffi appuntati, i guanti bianchi che si modellavano sulle unghie, era entrato, quasi in piedi sul suo phaéton, nel cortile del banchiere della Chaussée-d’Antin.

In capo a dieci minuti di presentazione nel salone, aveva ritrovato il mezzo di confinare Danglars nel vano di una finestra, e là dopo un destro preambolo, aveva esposto i tormenti della sua vita dopo la partenza del nobile suo padre. Dopo questa partenza egli aveva, nella famiglia del banchiere, ove era stato ricevuto come un figlio, trovato tutte le garenzie di felicità, che un uomo deve sempre cercare prima dei capricci della passione; ed in quanto alla passione stessa, aveva avuto la felicità di ritrovarla nei begli occhi di madamigella Danglars. Danglars ascoltava coll’attenzione più profonda; erano già due o tre giorni che aspettava questa dichiarazione, e quando finalmente giunse, il suo occhio si dilatò di tanto, quanto si era corrugato ascoltando Morcerf. Ciò non per tanto non volle accogliere la proposizione del giovine, senza fare qualche osservazione di coscienza: — Sig. Andrea, gli disse, non siete ancora un po’ troppo giovine per pensare ad ammogliarvi?

— Ma no, sig., riprese Cavalcanti; almeno non lo trovo; in Italia i gran signori in generale, si maritano giovini; questo è un costume logico: la vita è così piena di casi, che si deve afferrare la fortuna tosto che passa alla nostra portata.

— Però, signore, disse Danglars, ammettendo che le vostre proposizioni, che mi onorano, siano aggradite da mia moglie e da mia figlia, con chi tratteremo gl’interessi? questo mi sembra un affare importante che i soli padri sanno convenevolmente trattare per la felicità dei loro figli.