— Dottore, non resisto più, non mi difendo più, vi credo; ma risparmiate la mia vita, il mio onore!

— Sig. de Villefort, riprese il dottore con una forza crescente, vi sono delle congiunture in cui sorpasso tutti i limiti della sciocca circospezione umana. Se vostra figlia avesse commesso soltanto un primo delitto, e la vedessi meditarne un secondo, vi direi: «avvertitela, punitela, che ella passi il resto della sua vita in un qualche ritiro, in un qualche convento a piangere e pregare.» Se avesse commesso un secondo delitto, vi direi: «prendete, sig. de Villefort, ecco un veleno che non conosce l’avvelenatrice, un veleno che non ha conosciuto antidoto, pronto come il pensiero, rapido come il lampo, mortale come il fulmine; datele questo veleno, raccomandate la sua anima a Dio, e salvate così il vostro onore e i vostri giorni, perchè ora sta a voi il divenire la vittima, ed io la vedo avvicinarsi al capezzale coi suoi sorrisi ipocriti, e le sue dolci esortazioni. Infelice voi, se non siete il primo a percuotere!» ecco ciò che vi direi se ella non avesse ucciso che due persone, ma, ella ha veduto l’agonia di tre, ella ha contemplato tre moribondi, si è inginocchiata vicino a tre cadaveri; al patibolo l’avvelenatrice! al patibolo! Voi parlate del vostro onore? fate ciò che vi dico, e l’immortalità vi aspetta.

Villefort cadde in ginocchio: — Aspettate, diss’egli, io non ho la forza che voi avete, o piuttosto che voi stesso non avreste se, invece di mia figlia Valentina, si trattasse di vostra figlia Maddalena. (Il dottore impallidì.) Dottore, ogni uomo è figlio di donna, è nato per soffrire e morire; dottore, soffrirò, ed aspetterò la morte.

— Ma, disse d’Avrigny, essa sarà lenta... la vedrete avvicinarsi dopo che avrà colpito vostro padre, vostra moglie, e forse vostro figlio ancora.

Villefort, soffocando, strinse il braccio del dottore.

— Ascoltatemi! gridò egli, compiangetemi, soccorretemi.... No, mia figlia.... non è colpevole... Trascinatela davanti ad un tribunale; dirò sempre: no mia figlia non è colpevole... Non vi è delitto in casa mia; perchè allorquando il delitto entra da qualche parte è come la morte: non entra mai solo. Ascoltate, che importa a voi che io muoia assassinato?... Siete mio amico, siete un uomo, avete un cuore?.. No, siete un medico!... Ebbene! ve lo dico, no, mia figlia non sarà trascinata da me nelle mani del carnefice!... Ah! ecco un’idea che mi divora, che mi spinge come un insensato a lacerarmi il petto con le unghie!... E se voi v’ingannaste! se fosse un altro invece di mia figlia!.... Se un giorno venissi pallido come uno spettro a dirvi: Assassino! tu hai uccisa mia figlia! Vedete, se ciò accadesse, son cristiano, sig. d’Avrigny, e ciò nonostante forse mi ucciderei!

— Sta bene, disse il dottore dopo un momento di silenzio, aspetterò. — Villefort lo guardò come se dubitasse ancora delle sue parole. — Soltanto, continuò d’Avrigny con voce lenta e solenne, se qualcuno della vostra casa cade malato, se voi stesso vi sentiste male, non mi chiamate, perchè non verrò più. Io voglio divider con voi questo segreto terribile, ma non voglio che la vergogna ed i rimorsi vadano in me fruttificandosi ed ingrandendosi nella mia coscienza, come il delitto e l’infelicità s’ingrandiranno, e fruttificheranno nella vostra casa.

— Per tal modo dottore, mi abbandonate?

— Sì, perchè non posso più seguirvi, e non mi fermo che ai piedi del patibolo. Verrà qualche altra rivelazione che porterà la fine di questa terribile tragedia. Addio.

— Dottore, ve ne supplico!