— In fede mia, disse Andrea, vi assicuro, che non ho mai fermato il mio pensiero su questo argomento; ma stimo che possa essere per lo meno di due milioni.
Danglars risentì quella specie di soffocamento inebriante che sente o l’avaro che ritrova un tesoro perduto, o l’uomo vicino ad annegarsi che sente sotto i suoi piedi la terra solida invece del vuoto nel quale stava per ingoiarsi.
— Ebbene, signore, disse Andrea salutando il banchiere con un tenero rispetto, posso sperare?...
— Sig. Andrea, disse Danglars, sperate, e credete bene che se nessun ostacolo per parte vostra non arresta l’andamento di questo affare, si può ritenere concluso.
— Ah! mi penetrate di gioia, signore! disse Andrea.
— Ma, riprese Danglars riflettendo, come accade che il sig. conte di Monte-Cristo, vostro protettore in questo mondo parigino, non sia venuto con voi a farmi questa domanda?
Andrea arrossì impercettibilmente: — Io vengo dalla casa del conte, diss’egli: è incontrastabile che egli sia un uomo grazioso, ma è di una originalità inconcepibile; mi ha grandemente approvato, anzi mi ha detto che non credeva che mio padre esitasse a darmi il capitale invece della rendita; mi ha promesso la sua influenza per ottenere questo da lui; ma mi ha dichiarato che personalmente non aveva mai preso, e non prenderebbe mai sopra di sè la garenzia di fare una domanda di matrimonio: debbo rendergli però questa giustizia, si è degnato di aggiungere che, se egli aveva mai deplorata questa repugnanza, era in mio riguardo, poichè pensava che la ideata unione sarebbe felice e bene assortita. Del rimanente, se non vuol fare cosa alcuna officialmente, si riserva a rispondervi, mi ha detto, quando voi gli parlerete...
— Benissimo. — Ora, disse Andrea col suo grazioso sorriso, ho finito di parlare al suocero, e m’indirizzo al banchiere.
— Che volete da lui, vediamo? disse ridendo Danglars.
— Dopo domani devo riscuotere qualche cosa, come quattro mila fr. da voi, ma il conte ha capito che il mese nel quale siamo per entrare mi condurrebbe forse a fare un di più di spese, per le quali la mia piccola rendita da celibe non mi sarebbe sufficiente, ed ecco un bono di ventimila fr. che egli mi ha, non dirò regalato, ma offerto. È firmato dalla sua mano come vedete; vi conviene?