— Portatemene come questo per un milione, ed io ve lo prendo, disse Danglars mettendolo nella saccoccia; ditemi a che ora domani vi fa comodo, ed il mio giovine di cassa passerà da voi coll’ammontare di venti mila franchi.

— Alle dieci del mattino, se volete; più presto sarà meglio; vorrei domani andare in campagna.

— Sia; alle dieci; siete sempre all’albergo dei Principi?

— Sì. — La dimane, con una esattezza che faceva onore alla puntualità del banchiere, i 24 mila fr. erano dal giovine, che uscì effettivamente, lasciando al portiere duecento fr. per Caderousse. Questa uscita, per parte di Andrea, aveva per scopo principale quello di evitare il pericoloso amico: per cui rientrò la sera il più tardi possibile.

Ma appena ebbe messo piede sul lastricato del cortile, che ritrovò davanti a sè il portinaro dell’Albergo, che lo aspettava col berretto in mano.

— Signore, diss’egli, quell’uomo è venuto.

— Qual uomo? domandò negligentemente Andrea, come se avesse dimenticato colui, del quale al contrario si ricordava troppo bene.

— Quello a cui V. E. ha fatto quel piccolo assegno.

— Ah! sì, disse Andrea, quell’antico servitore di mio padre. Ebbene, gli avete dati i 200 fr. che vi ho lasciati?

— Sì, eccellenza, precisamente. (Andrea si faceva chiamare eccellenza) Ma, continuò il portinaro, non ha voluto prenderli. — Andrea impallidì; ma essendo notte, nessuno lo vide impallidire: — Come! non ha voluto prenderli? diss’egli con voce maggiormente commossa.