— Vedi tu, disse Caderousse, egli è perchè tutta la mia felicità è guastata da un sol pensiero. — E quale?

— Quello di vivere alle spese di un amico, io che ho sempre guadagnata la mia esistenza da me solo.

— Oh! oh! che ciò non ti dia pensiero, disse Andrea, ne ho abbastanza per due, non t’incomodare.

— No, davvero: tu mi crederai se vuoi, ma alla fine di ogni mese, provo dei rimorsi. — Buon Caderousse!

— Al punto che ieri non ho voluto prendere i 200 fr.

— Sì, perchè volevi parlar meco; ma fu veramente per rimorsi, vediamo?

— Il vero rimorso; e poi mi era venuta un’idea.

Andrea fremette; egli fremeva sempre quando venivano delle idee a Caderousse. — È una cosa trista, vedi tu, continuò, quella di essere sempre nell’aspettativa della fine del mese.

— Eh! disse filosoficamente Andrea, risoluto di far parlare il suo amico, la vita non viene da noi passata in una continua aspettativa? io per esempio, faccio altra cosa? ebbene, ho pazienza, non è vero?

— Sì, perchè invece di aspettare duecento miserabili fr. ne aspetti cinque o sei mila, forse dieci mila, fors’anche dodici, mila; poichè sei un misterioso; laggiù avevi sempre qualche cosarella che cercavi di nascondere a questo povero amico Caderousse. Fortunatamente che l’amico Caderousse di cui si parla aveva il naso fino.