Caderousse si strinse nelle spalle: — È una cosa umiliante, diss’egli, di ricevere in tal modo del danaro dato di mala voglia, che può mancare da un giorno all’altro: vedi bene che sono obbligato di fare delle economie pel caso in cui la tua prosperità non durasse. Eh! amico mio, la fortuna è incostante, come diceva l’elemosiniere del... reggimento: io so bene, scellerato, che la tua prosperità è immensa; tu stai per isposare la figlia di Danglars.

— Come! di Danglars?

— Eh, certamente, di Danglars! vi è forse bisogno che dica del barone Danglars? sarebbe lo stesso che dicessi del conte Benedetto... Era un mio amico Danglars, e se non aveva la memoria così debole, doveva invitarmi alle tue nozze, attesochè egli è venuto alle mie... Sì, sì, sì, alle mie! diavolo! egli non era così superbo in quei tempi, era piccolo commesso presso l’ottimo sig. Morrel. Ho pranzato più di una volta con lui ed il conte di Morcerf... vedi che ho delle belle conoscenze, e che se volessi coltivarle un poco, ci potremmo incontrare nelle stesse conversazioni.

— Su via! la tua gelosia ti fa vedere l’arcobaleno.

— Sta bene, Benedetto mio, si sa ciò che si dice. Forse un giorno si potrà mettere il proprio abito da festa, e si andrà a dire ad un gran portone: «una decorazione, se vi piace!» Mentre aspettiamo, siedi, e mangiamo.

Caderousse dette l’esempio, e si mise a far colazione con buon appetito, mentre faceva l’elogio di tutte le vivande che metteva in tavola davanti al suo ospite. Questi sembrava aver preso la sua risoluzione, stappò bravamente le bottiglie, ed attaccò un arrostito merluzzo condito coll’aglio ed olio.

— Ah! compare, disse Caderousse, sembra che tu ti raccomodi col tuo antico padrone di locanda?

— In fede mia, sì, rispose Andrea, presso il quale, giovine e vigoroso come era, sul momento l’appetito la vinceva sopra ogni altra cosa.

— E trovi che questo è buono, birbo?

— Tanto buono che non capisco, come un uomo che cucina e che mangia così buoni bocconi, possa trovare che la vita è cattiva.