— Hai ragione, ma tu mi hai fatto venire l’acqua alla bocca, e bisogna assolutamente che io veda tutto ciò; troverò un mezzo.

— Non facciamo sciocchezze, Caderousse!

— Io mi presenterò come spazzatore.

— Non ne ha bisogno, perchè vi son tappeti in ogni luogo.

— Ah! peccato! allora bisogna che io mi contenti di vedere ciò con l’immaginazione. — Questo è ciò che puoi fare di meglio, credimi. — Cerca almeno di farmi comprendere quel che può essere. — Come vuoi tu? — Niente di più facile; il palazzo è grande? — Nè troppo grande, nè troppo piccolo. — Ma come è distribuito? — Diamine! avrei bisogno dell’inchiostro e della carta per fartene la pianta.

— Eccone! disse avidamente Caderousse. — Ed andò a cercare sopra un vecchio scrittoio un foglio di carta bianca, l’inchiostro, ed una penna: — Prendi, tracciamo tutto ciò sulla carta, figlio mio.

Andrea prese la penna con un impercettibile sorriso, e cominciò: — La casa, come ti ho detto, è posta fra un giardino ed il cortile; vedi in questo modo. — Ed Andrea fece la pianta del giardino, del cortile, e della casa. — Le mura sono alte? — No; otto, o dieci piedi tutto al più.

— Ciò non è troppo prudente, disse Caderousse.

— Nel cortile vi sono dei cassettoni d’aranci, dei praticelli, dei fiori, dei cespugli. — Ma non dei lacci da lupo?

— No. — Le scuderie? — Lateralmente alle due parti del cancello, vedi tu, là. — Ed Andrea continuava la pianta.