Questa tunica disparve ben presto sotto una lunga sottana, come i capelli del conte sotto una parrucca chiericale: il cappello posto su questa parrucca terminò di cambiare il conte in un abate. Frattanto l’uomo non sentendo più niente, si era rialzato, e, durante il tempo che impiegò Monte-Cristo a fare la sua metamorfosi, era andato direttamente allo scrigno, la cui serratura cominciava di già a scricchiare sotto il rosignuolo: — Buono! mormorò il conte, il quale certamente stava tranquillo per qualche segreto del fabbro ferraio che doveva essere sconosciuto allo sforzatore di serrature, per quanto si fosse abile, buono! tu ne hai ancora per qualche minuto. — Egli andò alla finestra. L’uomo che aveva veduto salire sul rialto ne era disceso, e passeggiava sempre sulla strada; ma, cosa singolare! invece di inquietarsi di quelli che potevano venire, sia dall’ingresso dei Campi-Elisi, sia dal sobborgo Sant’Onorato, non sembrava preoccupato che di ciò che accadeva in casa del conte, e tutti i suoi movimenti avevano per iscopo di guardare ciò che si faceva nel gabinetto. Monte-Cristo d’improvviso si battè la fronte, e lasciò scorrere su le sue labbra semi-aperte un sorriso silenzioso. Indi avvicinandosi ad Alì: — Sta qui, gli disse a bassa voce, nascosto nella oscurità, e qualunque sia la cosa che succede, non entrare, e non farti vedere se non ti chiamo pel tuo nome. — Alì fece segno con la testa che aveva inteso, e che avrebbe obbedito; allora Monte-Cristo cavò da un armadio una candela già accesa, e nel momento in cui il ladro era più che mai occupato alla serratura, aprì dolcemente la porta, avendo cura che la luce del lume che teneva in mano cadesse tutta sul suo viso.

La porta girò così dolcemente che il ladro non ne intese il rumore. Ma, con sua gran sorpresa, vide d’improvviso la camera illuminarsi. Egli si voltò. — Buona sera, caro sig. Caderousse! disse Monte-Cristo; che diavolo venite voi a far qui in quest’ora? — L’abate Busoni! gridò Caderousse.

E non sapendo come fosse avvenuta questa strana apparizione fin presso lui, poichè aveva chiuse le porte, lasciò cadere il mazzo di chiavi false, e restò immobile, e come colpito da stupore. Il conte andò a situarsi fra Caderousse e la finestra, togliendo per tal modo al ladro spaventato l’unico mezzo di ritirata. — L’abate Busoni! ripetè Caderousse fissando sul conte due occhi stravolti.

— Ebbene! senza dubbio, l’abate Busoni, ripetè Monte-Cristo, egli medesimo, in persona, ed io sono ben contento che mi riconosciate, caro sig. Caderousse; ciò prova che abbiamo buona memoria, perchè, se non mi sbaglio, sono oramai dieci anni che non ci siam veduti.

Questa calma, quest’ironia, questa possanza colpirono lo spirito di Caderousse con un terrore vertiginoso.

— L’abate!... l’abate... mormorò egli stringendo i pugni, e stridendo i denti.

— Voi volevate rubare al conte di Monte-Cristo?

— Sig. abate, mormorò Caderousse cercando di guadagnare la sinistra che gli veniva intercettata senza pietà dal conte, sig. abate, non so... vi prego di credere, vi giuro...

— Un vetro tagliato, continuò il conte, una lanterna cieca, un mazzo di grimaldelli, uno scrigno per metà sforzato: l’affare è chiaro.

Caderousse si strangolava con la cravatta, cercava un angolo per nascondersi, un foro per cui passare.