Il conte ritirò il piede: — Sorgi! diss’egli.
Caderousse si rialzò: — Potenza di Dio! che mano avete voi sig. abate! disse Caderousse, strofinandosi il braccio quasi morto per le tenaglie di carne che lo avevano stretto.
— Silenzio, Dio mi dà la forza di domare una bestia feroce come sei tu.
— Ouf! fece Caderousse tutto addolorato.
— Prendi questa penna e questa carta, e scrivi ciò che ti detto. — Io non so scrivere, sig. abate.
— Tu menti; prendi questa penna, e scrivi! — Caderousse, soggiogato da questa forza superiore, si assise e scrisse.
«Signore, l’uomo che voi ricevete in casa vostra, ed al quale voi destinate vostra figlia, è un antico forzato, sfuggito con me dalla galera di Tolone; egli portava il n. 59, ed io il n. 58. Si chiama Benedetto; ma egli stesso non sa il suo cognome, non avendo mai conosciuti i suoi genitori.»
— Firma! continuò il conte.
— Ma dunque volete perdermi.
— Se volessi perderti, imbecille, ti strascinerei fino al primo corpo di guardia; d’altra parte, prima che il tuo biglietto sia recapitato all’indirizzo, è probabile che tu non abbia più nulla a temere; firma dunque. — Caderousse firmò.