— Allora questi è un giovine che il mio amico, il conte di Monte-Cristo, riceve in casa sua, e che sta per isposare la figlia del banchiere Danglars? — Precisamente.
— E voi tollerate ciò, impossibile! voi che conoscete la sua vita ed i suoi delitti!
— Perchè volete che io impedisca al mio compagno di riuscire? disse Caderousse. — È giusto, non sta a voi l’avvisare il sig. Danglars, sta a me. — Sig. abate, voi non lo farete....
— E perchè?
— Perchè in tal modo ci farete perdere il nostro pane.
— E credete, che per conservare il pane a miserabili come voi, mi farei il fautore dei loro raggiri, il complice dei loro delitti.
— Sig. abate... disse Caderousse avvicinandosi.
— Io dirò tutto. — A chi? — Al sig. Danglars.
— Tuono dell’aria! gridò Caderousse cavando un coltello dal gilè già aperto, e percuotendo il conte nel mezzo del petto, tu non dirai niente, abate! — A gran sorpresa di Caderousse, il pugnale, invece di penetrare nel petto del conte, ribalzò smussato. Nello stesso tempo il conte afferrò colla mano sinistra il polso dell’assassino, e lo contorse con tal forza, che il coltello gli cadde dalle dita intirizzite, e Caderousse mandò un forte grido di dolore: ma il conte, senza fermarsi a questo grido, continuò a contorcere, fino a che, col braccio quasi lussato, egli da prima cadde in ginocchio, indi colla faccia contro terra. Il conte gli appoggiò un piede sulla testa, e gli disse: — non so chi mi trattenga dallo schiacciarti il cranio, scellerato!
— Ah! grazia! grazia! gridò Caderousse.