Trovò Beauchamp che passeggiava in lungo ed in largo: come lo vide, Beauchamp si fermò. — La dimostrazione che voi tentate, presentandovi in casa mia da voi stesso, e senza aspettare la visita che io contava di farvi in questo stesso giorno, mi sembra di buono augurio, signore, disse Alberto; vediamo, dite presto, debbo stendervi la mano dicendo: «Beauchamp, confessate un torto, e conservatemi un amico?» Ovvero debbo semplicemente domandarvi: «Quali sono le vostre armi?»
— Alberto, disse Beauchamp con una tristezza che colpì il giovine di stupore, sediamo da prima, e parliamo.
— Ma mi sembra, che prima di sederci, dobbiate rispondermi?
— Alberto, disse il giornalista, vi sono delle occasioni in cui la difficoltà è precisamente nella risposta.
— Io ve la renderò facile, signore, ripetendovi la domanda; volete ritrattarvi, sì, o no?
— Morcerf, non bisogna limitarsi a rispondere sì o no alle domande che riguardano l’onore, la posizione sociale, la vita di un uomo, quale è il sig. tenente generale conte de Morcerf, pari di Francia... — E che si fa allora?
— Si fa ciò che ho fatto io, Alberto; si dice: il danaro, il tempo, e la fatica sono un nulla, allorchè si tratta della riputazione e degl’interessi di una intera famiglia; si dice: se incrocio la spada, o se stringo lo scatto di una pistola sopra un uomo, al quale per due anni ho stretta la mano, bisogna che io sappia almeno perchè faccio una cosa simile; finalmente per giungere sul terreno col cuore in riposo, e quella coscienza tranquilla di cui abbisogna un uomo, quando fa di mestieri, che col suo braccio si salvi la vita...
— Ebbene? domandò Morcerf con impazienza, che vuol dir ciò?
— Ciò vuol dire, che io vengo da Giannina.
— Da Giannina? voi! — Sì: io. — Impossibile!