— Ah! nobile cuore!
— Prendete, disse Beauchamp presentandogli il foglio.
Alberto lo afferrò con mano convulsa, lo strinse, lo spiegazzò, pensò di stracciarlo; ma temendo che la più piccola particella trasportata dal vento non venisse un giorno a percuoterlo sulla fronte, andò alla candela, sempre accesa per i sigari, e ne consumò fin l’ultimo frammento.
— Che tutto ciò si dimentichi come un sogno cattivo, disse Beauchamp, si sperda come queste ultime faville che corrono sulla carta annerita, che tutto ciò svanisca, come quest’ultimo fumo che sfugge da queste mute ceneri.
— Sì, sì, disse Alberto, e che non vi rimanga che l’eterna amicizia che i miei figli trasmetteranno ai vostri, amicizia che mi ricorderà sempre che il sangue delle mie vene, la vita del mio corpo, l’onore del mio nome, le debbo soltanto a voi; perchè se una tal cosa fosse stata conosciuta, oh! Beauchamp, vi dichiaro che mi sarei bruciate le cervella... oh, no, povera madre! perchè non avrei voluto ucciderla con lo stesso colpo... avrei espatriato.
— Caro Alberto! disse Beauchamp. — Ma il giovine si tolse ben presto da questa gioia inattesa, e per così dire fatidica, e ricadde più profondamente nella sua tristezza.
— Ebbene, domandò Beauchamp, vediamo, che vi è di nuovo, amico mio?
— C’è, disse Alberto, che ho qualche cosa che mi lacera il cuore. Ascoltate, Beauchamp. Non so togliermi, così in un secondo da quel rispetto, da quella confidenza, e da quell’orgoglio, che inspira ad un figlio il nome senza macchia di suo padre. Oh! Beauchamp come dovrò ora presentarmi a lui? manderò in addietro la mia fronte quando egli vi avvicinerà le labbra? ritirerò la mia mano quando egli mi stenderà la sua?... Beauchamp, sono il più infelice degli uomini. Ah! madre mia, mia povera madre, disse Alberto guardando, a traverso dei suoi occhi che nuotavano nelle lagrime il ritratto di sua madre, se aveste saputo ciò, quanto avreste dovuto soffrire.
— Coraggio, disse Beauchamp, coraggio, amico!
— Ma di dove veniva questa prima nota inserita nel vostro giornale? gridò Alberto; dietro a tutto ciò vi è un odio sconosciuto, un nemico invisibile.