— Bene, disse Beauchamp. — Indi, vedendo che il giovine ricadeva nella sua melanconia: — Osservate, Alberto, diss’egli, se credete a me, sarebbe bene che uscissimo; un giro al bosco in phaéton, o a cavallo vi distrarrà; indi ritorneremo per far colazione in qualche luogo, e voi andrete per i vostri affari ed io per i miei.

— Volentieri, disse Alberto, ma usciamo a piedi, mi sembra che un poco di fatica mi farà bene.

— Sia, disse Beauchamp. — Ed i due amici uscendo a piedi s’avviarono al baluardo. Giunti alla Maddalena: — Sentite, disse Beauchamp, giacchè siamo sulla strada, andiamo un poco a vedere il sig. di Monte-Cristo, egli vi distrarrà; è un uomo ammirabile per rimettere gli spiriti, in quanto che non fa mai domande; ora, a mio avviso, la gente che non fa interrogazioni è la più abile consolatrice.

— Andiamo pure da lui, disse Alberto, io lo amo.

LXXXIV. — IL VIAGGIO.

Monte-Cristo mandò un grido di gioia vedendo i due giovani insieme. — Ah! ah! diss’egli! ebbene! spero che tutto sarà finito, spiegato, accomodato?

— Sì, disse Beauchamp. Romori assurdi che sono caduti da sè stessi, e che ora, se si rinnovassero, mi avrebbero per il loro primo antagonista. Non ne parliamo più.

— Alberto vi dirà, riprese il conte, che questo era il consiglio ch’io stesso gli aveva dato. Osservate, voi mi vedete compire la più esecrabile mattinata che abbia mai passata.

— E che cosa fate? mi sembra che siate occupato a mettere in ordine le vostre carte?

— Le mie carte? grazie a Dio no; vi è sempre ordine nelle mie carte, un ordine meraviglioso, atteso che non ho carte; sono le carte del sig. Cavalcanti.