— Bisogna necessariamente che io lo sappia, amico mio, e desidero saperlo piuttosto dalla vostra bocca che da qualunque altra.
— Ebbene, riprese Beauchamp, preparate tutto il vostro coraggio, non ne avete mai avuto tanto bisogno.
Alberto si passò una mano sulla fronte per assicurarsi di tutto il suo coraggio, come un uomo che si prepara a difendere la propria vita, prova la sua corazza, e fa piegare la lama della sua spada. Si sentì forte, perchè prese la febbre per energia: — Avanti! diss’egli.
— Giunse la sera, continuò Beauchamp. Tutto Parigi era nell’aspettativa di questo avvenimento. Molti pretendevano che vostro padre non avesse che a mostrarsi per far crollare tutta l’accusa; molti pure dicevano che il conte non si sarebbe presentato; ve ne erano certuni che assicuravano di averlo veduto partire per Bruxelles, altri andarono alla polizia per vedere se era vero, che il conte fosse andato a prendere il passaporto. Io vi confesserò che feci tutto il possibile, continuò Beauchamp, per ottenere da uno dei membri della commissione, un giovine Pari mio amico, di essere introdotto in una specie di tribuna. Alle sette egli venne a prendermi, e prima che alcuno fosse giunto, mi raccomandò al portiere, che mi chiuse in una specie di palco. Io era nascosto da una colonna, e perduto nell’oscurità più profonda; potei sperare che avrei veduta ed intesa la terribile scena che stava per svolgersi. Alle otto precise tutti erano giunti. Il sig. de Morcerf entrò all’ultimo tocco delle otto. Egli teneva in mano alcune carte e dal suo contegno sembrava essere tranquillo; contro il solito, il suo andamento era semplice, il vestire ricercato e severo, e, secondo il costume degli antichi militari, portava l’abito abbottonato d’alto in basso. La sua presenza produsse il migliore effetto: la commissione era lungi dall’essergli ostile, e molti dei suoi membri andarono incontro al conte, e gli strinsero la mano.
Alberto sentì che il suo cuore era crivellato da tutti questi particolari, e ciò non ostante in mezzo al suo dolore s’introduceva un sentimento di riconoscenza; avrebbe voluto potere abbracciare questi uomini che avevano dato a suo padre questa dimostrazione di stima in un tale impaccio pel suo onore.
— In questo momento entrò un usciere e rimise una lettera al presidente:
«— Voi avete la parola sig. de Morcerf, disse il presidente mentre dissigillava la lettera.
«Il conte incominciò la sua apologia, e vi assicuro Alberto, continuò Beauchamp, ch’egli spiegò una eloquenza ed una abilità straordinaria. Egli produsse dei documenti che provavano che il visir di Giannina lo aveva, fino all’ultima sua ora, onorato della confidenza, poichè lo aveva incaricato di una negoziazione di vita e di morte collo stesso imperatore. Mostrò l’anello segnale del comando, e col quale Alì-Pascià sigillava d’ordinario le sue lettere; e che questi gli aveva dato perchè egli potesse, al suo ritorno, qualunque fosse stata l’ora del giorno e della notte, penetrare fino a lui, fosse pur stato nell’harem. Disgraziatamente, diss’egli, le sue trattative erano andate a vuoto, e quando era ritornato per difendere il suo benefattore, questi era già morto. Ma, disse il conte, morendo, Alì-Pascià, tanto era grande la sua fiducia, gli aveva confidata la sua favorita e la sua figlia.
Alberto rabbrividì a queste parole, poichè a seconda che Beauchamp parlava, gli ritornava al pensiero tutto il racconto di Haydée. Egli si ricordava ciò che la bella greca aveva detto del messaggio, di questo anello, e del modo con cui ella era stata venduta e condotta in ischiavitù.
— E qual fu l’effetto del discorso del conte? domandò con ansietà Alberto.