Il conte lasciò passare tranquillamente il preambolo per mezzo del quale l’oratore stabiliva ch’egli era per parlare di cose talmente gravi, sacre, e vitali per la camera, ch’egli reclamava tutta l’attenzione dei suoi colleghi. Alle prime parole di Giannina e del colonnello Fernando, il conte de Morcerf impallidì così orribilmente, che non vi fu che un fremito in tutta l’assemblea, ove tutti gli sguardi si concentrarono sul conte. Le ferite mortali hanno questo di particolare, ch’esse si nascondono, ma non si chiudono; sempre dolorose, sempre pronte a grondare sangue quando si toccano, esse rimangono vive e sensibili nel cuore. Terminata la lettura dell’articolo sempre in mezzo allo stesso silenzio, interrotto allora da un fremito che cessò al momento in cui si vide che l’oratore stava per riprendere nuovamente la parola, l’accusatore espose il suo scrupolo, e si mise a stabilire in qual modo la sua impresa era difficile; era l’onore del sig. de Morcerf, era quello di tutta la camera intera che pretendeva di difendere eccitando un dibattimento che doveva attaccarsi ad argomenti personali che resultano sempre tanto rumorosi.
Finalmente concluse perchè fosse ordinato un processo abbastanza rapido per confondere la calunnia, prima che avesse il tempo d’ingigantire, e per ristabilire il sig. de Morcerf, vendicandolo, nel posto che la pubblica opinione gli aveva formato da lungo tempo. Morcerf era così oppresso, così tremante in faccia di questa immensa ed inattesa calamità, che appena potè balbettare alcune parole, guardando i suoi confratelli con occhio stravolto. Questa timidezza, che si poteva ancora spiegare per lo stupore che porta all’innocente l’onta del delitto, gli conciliò simpatia in alcuni. Gli uomini veramente generosi sono sempre pronti a divenir misericordiosi, quando la disgrazia del loro nemico oltrepassa i limiti della loro collera. Il presidente mise a voti se doveva aver luogo la causa; fu votato per mezzo dell’alzarsi e sedersi, e fu risoluto che si aprirebbe il giudizio. Fu domandato al conte quanto tempo gli abbisognava per prepararsi alla sua giustificazione. Era rientrato il coraggio in Morcerf, da che si era sentito essere ancor vivo dopo un così orribile colpo. — Signori Pari, rispose egli, non è già col tempo che si respinge un assalto come quello che in oggi mi viene diretto da nemici, rimasti fra l’ombre della loro oscurità. È come un fulmine che devo rispondere al baleno che per un momento mi ha abbagliato! Ah! perchè mai non mi è dato invece di questa giustificazione, di dover spargere il mio sangue per provare ai miei nobili colleghi che son degno di camminare al loro fianco! — Queste parole produssero una favorevole impressione per l’accusato. — Io domando dunque, diss’egli, che il processo abbia luogo il più presto possibile, ed io somministrerò alla camera tutte le prove necessarie per la sua efficacia.
— Qual giorno fissate? domandò il presidente.
— Mi metto da oggi a disposizione della Camera.
Il presidente suonò il campanello: — La camera è di parere, domandò egli, che esso abbia luogo oggi stesso?
— Sì, fu l’unanime risposta dell’assemblea.
Fu nominata una commissione di dodici membri per esaminare i documenti che doveva presentare Morcerf. L’ora della prima seduta di questa commissione fu stabilita alle otto della sera, negli ufficii della Camera. Se fossero state necessarie diverse sedute sarebbero state fatte alla stessa ora, e nello stesso luogo. Presa questa risoluzione, Morcerf domandò il permesso di ritirarsi. Egli doveva radunare i documenti già da lui preparati da lungo tempo, per far fronte a questo uragano preveduto dalla sua astuta ed indomabile indole.
Beauchamp raccontò all’amico tutto ciò che fin qui abbiam narrato; solamente il suo racconto aveva sul nostro il vantaggio che hanno le cose vive sulle morte. Alberto lo ascoltò ora fremendo di speranza, ora fremendo di collera, ora di vergogna; poichè, dalla confidenza di Beauchamp, sapeva che suo padre era colpevole; e si domandava in che modo, da poichè era colpevole, poteva giungere a provare la sua innocenza. Giunto al punto ove siamo, Beauchamp si fermò.
— E in seguito? domandò Alberto.
— Amico mio, questa domanda mi trascina ad un’orribile necessità. Volete sapere il resto?