Alberto si rivoltò: — Signore, disse egli a Danglars, capirete che io non prendo ancora da voi un congedo definitivo; mi resta a sapere se le vostre recriminazioni sono giuste, e vado sul momento ad assicurarmene presso il sig. conte di Monte-Cristo. — E salutando il banchiere, uscì con Beauchamp, senza sembrare di occuparsi menomamente di Cavalcanti. Danglars li ricondusse fino alla porta, rinnovando ad Alberto l’assicurazione che nessun motivo di odio personale lo guidava contro il sig. conte de Morcerf.

LXXXVII. — L’INSULTO.

Alla porta del banchiere, Beauchamp fermò Morcerf.

— Ascoltate; or ora vi ho detto in casa Danglars, che al sig. di Monte-Cristo dovevate domandare una spiegazione?

— Sì: e noi andiamo da lui.

— Un momento, prima di andare dal conte, riflettete.

— A che cosa? — Alla gravità del passo.

— È forse più grave, che andar dal sig. Danglars?

— Sì, il sig. Danglars è un uomo di danaro, e, voi lo sapete, gli uomini di danaro sanno troppo bene il capitale che arrischiano per battersi facilmente. L’altro, al contrario, è un gentiluomo, almeno in apparenza; e non temete sotto il gentiluomo di ritrovare il bravo?

— Temo solo di trovare un uomo che non si batta.