— Ma, gridò Monte-Cristo, perchè sono io stato assente? perchè siete voi rimasta isolata?

— Perchè foste arrestato, perchè eravate prigioniero.

— E perchè era io arrestato? perchè era prigioniero?

— Lo ignoro, disse Mercedès.

— Sì, voi lo ignorate, signora, almeno lo spero. Ebbene! ve lo dirò. Io era arrestato, io era prigioniero, perchè sotto il pergolato dell’osteria la Réserve, la stessa vigilia del giorno in cui doveva sposarvi, un uomo, chiamato Danglars, scrisse questa lettera che il pescatore Fernando s’incaricò di rimettere da sè stesso alla posta. — E Monte-Cristo, andando allo scrigno fece uscire un cassettino, da cui estrasse un foglio che aveva perduto il suo primitivo colore, e la cui scrittura aveva preso quello della ruggine, ch’egli mise sotto gli occhi di Mercedès. Era questa la lettera di Danglars al procuratore del re, che il giorno in cui aveva pagati i 200 mila fr. al sig. de Boville, il conte di Monte-Cristo, travestito da commesso della casa Thomson e French, aveva sottratto dalla filza di Edmondo Dantès.

Mercedès lesse con ispavento le linee seguenti.

«Il sig. Procuratore del Re è avvisato da un amico del Trono e della Religione, che il nominato Edmondo Dantès secondo nel bastimento il Faraone, giunto questa mattina da Smyrne, dopo aver toccato Napoli e Porto Ferrajo, è stato incaricato da Murat di una lettera per l’Usurpatore, e dall’Usurpatore di una lettera pel Comitato Bonapartista di Parigi. Si avrà la prova del suo delitto arrestandolo, poichè si troverà questa lettera, o nelle sue tasche, o presso suo padre, o nel suo gabinetto a bordo del Faraone

— Oh! mio Dio! fece Mercedès passando la mano sulla sua fronte bagnata di sudore; e questa lettera...

— L’ho comprata per 200 mila fr. signora, disse Monte-Cristo; ma è ancora a buon mercato, perchè ella in oggi mi permette di giustificarmi ai vostri occhi.

— E il resultato di questa lettera?